“Ero socio di fatto delle società del fotovoltaico intestate a Piergiorgio Ingrassia, a Vitrano e a mio nipote, Marco Sammatrice. Per questo motivo ho ricevuto dei soldi, che erano il ricavato dei mie affari”.

Lo ha detto in aula, davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo, l’ex deputato regionale Mario Bonomo, ex coordinatore del partito Alleati per la Sicilia, che è presentato con un foglio excel in cui sono segnati tutti i suoi crediti. “Nessuna mazzetta – dice – Quei pagamenti erano dovuti”.

Bonomo ha deciso di rispondere al processo all’ex deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano, fermato mentre intascava una mazzetta di 10mila euro da un imprenditore del fotovoltaico. In carcere era finito anche Piergiorgio Ingrassia, l’ingegnere che avrebbe fatto da mediatore.

Fu Ingrassia ad accusare Bonomo svelando che sia lui che Vitrano erano titolari di fatto di società nel settore delle energie rinnovabili, formalmente intestate a prestanome. I due parlamentari agevolavano le attività delle imprese snellendo i tempi e gli iter di autorizzazioni e procedure burocratiche. Anche Bonomo è poi finito a processo.

”Non ho mai minacciato nessuno”, ha più volte ribadito l’ex deputato, che si era candidato anche alle ultime elezioni regionali. Vitrano aveva respinto le accuse di sue presunte pressioni all’assessorato regionale all’Industria per velocizzare le autorizzazioni dei suoi impianti.

Questa versione è stata in parte confermata anche dall’ex sovrintendente ai Beni culturali di Palermo, Adele Mormino, e Francesca Marcenò, che gestiva le pratiche del fotovoltaico al dipartimento Energia della Regione. “Non ho avuto nessuna minaccia o pressione – ha detto Marcenò – Vitrano si informava sull’iter, che era molto lento a causa delle carenze di personale”.

Nei gironi scorsi è stata bruciata, come successe anche nel 2011, una delle auto dell’azienda di Giovanni Correro, l’imprenditore che denunciò Vitrano e che adesso è parte civile al processo con l’assistenza degli avvocati Ugo Forello e Valerio D’Antoni.