Cinque persone accusate di estorcere denaro per accelerare l’iter di pensioni di invalidita’ sono state arrestate a Bagheria, nei pressi di Palermo, dai carabinieri con l’accusa di concussione.

Sono A. A., pensionato, 70 anni Ficarazzi, A. S., cameriere in un bar, 50 anni, S. G., pensionato, 70 anni, M. V., 40 anni, addetto al servizio d’invalidita’ civile presso la Prefettura di Palermo, S. A., 60 anni, impiegato presso l’ufficio Inps di Bagheria. I primi tre, secondo i risultati delle indagini, ricercavano le potenziali vittime e intrattenevano con loro i contatti durante tutto l’iter illecito della pratica, l’impiegato della prefettura si occupava di “estrarre” i fascicoli segnalati dai complici, di verificare lo stato dei procedimenti e quindi accelerare la formazione dei decreti ovvero rallentarla quando le richieste di denaro non fossero corrisposte, infine l’impiegato del’Inps riceveva le pratiche e le poneva in liquidazione procurando una “corsia preferenziale”.

Le indagini hanno preso l’avvio dalla denuncia presentata ai carabinieri da una casalinga, madre di una ragazza di 18 anni affetta da gravi handicap psicomotori e per questo in attesa di ricevere la pensione d’invalidita’ civile. La donna, preoccupata per i ritardi dell’iter amministrativo, si era rivolta all’Ufficio Inps di Bagheria dove un funzionario le aveva rivolto una chiara richiesta di denaro per “sbloccare” la procedura.

A carico degli indagati sono stati eseguite ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, per associazione per delinquere finalizzata alla concussione.

L’attivita’ investigativa condotta dai carabinieri della Compagnia di Bagheria e’ stata diretta dal sostituto procuratore Maurizio Agnello, del “Gruppo reati contro la Pubblica Amministrazione” costituito nell’ambito della Procura di Palermo e guidato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci.

Gli indagati naturalmente si preoccupavano di riscuotere i propri compensi illeciti e le facilitazioni si concretizzavano solo quando le somme pattuite fossero state effettivamente corrisposte in contanti. In effetti, le indagini hanno fatto emergere anche casi in cui, a fronte di ripensamenti da parte delle vittime colte da difficolta’ di liquidita’, il gruppo criminale procurava artatamente il “congelamento” della pratica, quale forma di pressione per conseguire l’illecito profitto.

Il compenso era fissato al 10% delle somme spettanti alle vittime quali arretrati: in concreto dai 500 ai 2000 euro, successivamente ripartiti tra i correi. Sono stati accertati nove casi di posizioni amministrative il cui iter e’ stato “deviato” a pagamento e le indagini proseguono, con la collaborazione della Prefettura e dell’Inps, per verificare altri eventuali episodi.