Tavolo di maggioranza convocato a mezzo stampa. E’ il nuovo pomo della discordia che rischia di far saltare, anche oggi, l’incontro fra il presidente della regione e i suoi alleati.

Non accennano, dunque, a placarsi le tensioni all’interno della maggioranza che sostiene il governo Crocetta. Ultimo pomo della discordia è proprio il tavolo di coalizione convocato, e poi annullato, per oggi pomeriggio alle 17,30 a Palazzo d’Orleans dal Presidente della Regione che lo ha annunciato venerdì scorso con un comunicato stampa.

Nessuna convocazione formale, dunque, e nessuna  telefonata tanto che i partiti, dopo una intera mattina di “valutazioni” hanno deciso di non presentarsi ad una convocazione che hanno letto sui giornali o se considerarla solo una indiscrezione di stampa.

“Per noi il vertice di maggioranza di oggi pomeriggio non c’è -dice il segretario del Pd Fausto Raciti -. Non era stato convocato ufficialmente e con il passare delle ore è sfumata la possibilità di un incontro con gli alleati”.

Una “scusa” che potrebbe evitare il confronto, almeno per oggi, su altri grandi temi che potrebbero portare ad una spaccatura. Su tutti, in questo momento, svetta il problema Ingroia. Il presidente della Regione non ha fatto mistero di star pensando a lui per l’assessorato regionale all’energia, acqua e rifiuti e gli alleati non l’hanno presa bene.

A dire di no ad Ingroia è stato prima l’Udc ed, a seguire, anche il Pd. un tavolo di maggioranza nel quale il governatore presenti agli alleati una squadra con Ingroia dentro o durante il quale si voglia parlare del nuovo patto e non ancora degli assessori, rischierebbe di far saltare tutto.

Ma Ingroia non è l’unico problema che questa maggioranza dovrebbe affrontare. C’è il tema Udc che alle europee ha ormai ufficializzato che andrà con Ncd. Crocetta è pronto a collaborare con gli uomini di Alfano in Assemblea ma a loro chiede appoggio esterno. In pratica non disdegna i voti sui singoli disegno di legge ma dice di non voler concedere nulla. Una matassa difficile da districare. L’Udc, inoltre, deve accontentarsi di due soli assessori ed ha già detto chiaramente che uno dei due sarebbe Patrizia Valenti (leggi l’intervista) dopo che è tornata a scoppiare la pace con il governatore che l’aveva pubblicamente criticata in precedenza.

Infine ci sono i rapporti con i Drs che, dopo aver dato vita alla “federazione” per racimolare anche i voti dei tre deputati del gruppo misto oggi si sono riuniti per fare “mandato pieno” al Presidente della Regione. Sono loro, insieme al megafono, infatti, i presenti “certi” oggi pomeriggio. “Mentre che i partiti discutono ponendo veti e rivendicando poltrone, la Sicilia rischia di sprofondare in una crisi che non si può permettere – scrivono in un documento -. La rivoluzione del presidente Crocetta non può essere vanificata da discussioni interminabili e da vecchi vizi e incapacità dei partiti a preoccuparsi del bene comune”.

“Per queste ragioni, nella consapevolezza della gravità del momento, la federazione dei moderati per la Sicilia che responsabilmente raccorda in un unico sforzo esperienze e sensibilità importanti, ha deciso di affidare pienamente e con assoluta fiducia al presidente Crocetta, come impone del resto il mandato parlamentare della elezione diretta e nello spirito della legge, la scelta della personalità che dovrà far parte del governo della regione e che rappresenterà l’intero gruppo”.

“Si tratta – continuano mutuando di fatto la posizione di Crocetta – di un atto di fiducia incondizionato che affida al Presidente della Regione la decisione su chi dovrà collaborarlo nel proseguo delle radicali riforme avviate dal suo governo”.

Tutte cose ben note al governatore che, ormai è chiaro, è e resta un battitore libero. E per alzare la tensione Crocetta adesso annuncia anche: “mi vogliono sfiduciare”. Il riferimento è ad una voce che circola insistentemente negli ambienti politici siciliani anche se non ha mai avuto molto credito da parte di alcuno. Si dice che sarebbe in corso una verifica per comprendere se possano raccogliersi 46 deputati intorno all’ipotesi di dimissioni collettive per tornare al voto. Una idea venuta non alle opposizione ma che vedrebbe i suoi promotori all’interno del prima partito della coalizione.

Crocetta sa che la possibilità è remota perché trovare 46 deputati disposti a rinunciare allo stipendio, al mandato ed alla posizione per affrontare una nuova ed incerta campagna elettorale peraltro con la legge che prevede 70 deputati e non più 90 e quindi posti in meno in assemblea, è cosa ardua se non impossibile. Ma, come sempre, il presidente cavalca la tigre e annuncia con enfasi la manovra per avere una cartuccia in più in canna

Nel pomeriggio è arrivata anche la presa di posizione di Montante: “Si faccia presto o Crocetta faccia da se”