Incroceranno le braccia domani, per 8 ore, i lavoratori di Telecom Italia di Palermo, per uno sciopero indetto dalla Slc-Cgil in tutte le sedi italiane. Un presidio si terrà a partire dalle 8,30 davanti alla sede di via Ugo la Malfa 99. Lo sciopero, si legge in una nota sindacale, “si rende necessario dopo l’ennesimo ricatto aziendale nei confronti dei propri lavoratori”.

L’azienda ha annunciato sul territorio italiano 4mila esuberi strutturali a seguito della mancata copertura da parte del ministero del Lavoro della cosiddetta “solidarietà espansiva”. Inoltre si ventila la possibilità della societarizzazione dell’attività dei call center. In quello palermitano lavorano 350 persone. “Dopo le minacce di costituire una società a parte per esternalizzare i call center, Telecom ora pretende di andare al ministero per parlare di assunzioni ed esuberi strutturali – dice Fabio Maggio, rappresentante della segreteria Slc Cgil di Palermo – La Slc Cgil rifiuta questa logica: se ci sono assunzioni, sbandierate da tempo, come possono esserci esuberi? E soprattutto dove sarebbero questi esuberi visto che il lavoro viene addirittura dato in appalto?”.
I lavoratori in sciopero chiedono di mantenere “unica, integrata e indivisibile” azienda, reti e servizi; di contrastare la società del caring services e riorganizzarla partendo dalle persone che ci lavorano. Dicono no al controllo a distanza e alle pressioni sui lavoratori e chiedono di valorizzare le competenze e le capacità dei tecnici per investire nelle reti di nuova generazione (ultra banda larga fissa e mobile).
Nel 2013, Telecom ha beneficiato di un accordo sindacale che attraverso l’utilizzo di ammortizzatori sociali, e un aumento di produttività a carico dei lavoratori, ha permesso nel biennio di ottenere risparmi consistenti che, secondo i dati aziendali, sono stati ampiamente positivi. Telecom, seppure con un fatturato in calo è sempre un’azienda in attivo, ha elargito dividendi agli azionisti, premi unilaterali ai manager ed ora vorrebbe scaricare sui dipendenti le proprie difficoltà. “Ci domandiamo quale sia il motivo per cui l’azienda continui a trattare i lavoratori come fossero un problema anziché una risorsa – aggiunge Maggio – Non capiamo perché non venga apprezzato il loro contributo quotidiano, senza il quale questa azienda sarebbe alla paralisi organizzativa”.