“Con l’inizio di un nuovo anno liturgico la Chiesa, nostra Madre, ci propone un tempo prezioso e denso, che chiamiamo per questo motivo “tempo forte”: è l’Avvento, nel quale abbiamo la possibilità di prepararci a ricordare e rivivere la venuta di Gesù Cristo, il Santo Natale, il mistero più esaltante e inatteso che fa incontrare la storia con l’azione di Dio: nella piccola e sperduta cittadina di Betlemme, Dio nasce bambino, e si fa vicino ad ogni uomo per rimanere con l’uomo per sempre, facendosi suo compagno di cammino”. Sono le parole del cardinale Paolo Romeo nel suo messaggio per l’Avvento 2014.

“Se l’Avvento si caratterizza per l’attesa di questo dono immenso è necessario prepararsi a questo dono con impegno. Innanzitutto fare attenzione alla storia che viviamo, alla nostra quotidianità che mai ci lascia indifferenti, alle sue difficoltà e alle sue contraddizioni, alla vicenda della nostra umanità condivisa, nel tempo e nello spazio, con i fratelli. La crisi economica di questi tempi ha solo svelato i punti deboli di un sistema che, costruito solamente su equilibrismi finanziari e logiche di profitto, ha negato la centralità dell’uomo, delle sue risorse, della sue creatività, persino delle sue fragilità. Il periodo storico che stiamo attraversando rivela allora che la storia ha ancora bisogno di salvezza, e che l’uomo ha bisogno della visita del Salvatore Gesù. Non basta.

Bisogna anche fare attenzione alla Parola di Dio: solo ascoltando il Signore e guardando a lui, ognuno di noi può risollevarsi ed alzare il capo, trovare ragioni nuove di vita, risorse e speranze per il presente e per il futuro, criteri di scelte coraggiose e promessa di vita piena, perché la Parola va oltre la precarietà della storia, perché “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Lc 21,33).

Così, leggere la storia alla luce del Vangelo di Gesù può dare senso anche a ciò che è dramma. Osservare la realtà senza la luce della Parola segnerebbe fallimento e disperazione: rimarremo inesorabilmente schiacciati dalle nostre sconfitte.
D’altra parte relegare il Vangelo al “cuore” dei singoli, senza dargli voce su quanto avviene at-torno a noi sarebbe cristianesimo “intimista” e autoreferenziale. E sarebbe il fallimento della Parola stessa che non troverebbe uomini e donne capaci di accoglierne la sfida.

Se questo nostro Avvento diventa un’attesa piena di senso perché sguardo sulla nostra difficile realtà illuminato dal Vangelo, tale attesa non ci lascia indifferenti: piuttosto ci cambia. Ed ecco che l’attesa si fa anche attenzione ai fratelli che ci circondano. Storditi da un irresponsabile clima di sfrenato consumismo, che ci inganna strumentalizzando i nostri migliori sentimenti per ridurre il Natale ad una festa senza il festeggiato, proprio in questo tempo così difficile, ci viene chiesto un maggiore senso di responsabilità e precise scelte di sobrietà.

Dio che si fa povero, ultimo fra gli ultimi, ci invita a pensare concretamente a quanti condividono ancora oggi le miserie dell’uomo, i suoi affanni, la povertà a qualsiasi livello, materiale, morale, sociale, spirituale. Leggendo la realtà alla luce del Vangelo, dobbiamo riscoprire il senso della solidarietà e della comunione con i piccoli: non possiamo chiudere egoisticamente gli occhi su tanti che, attorno a noi, soffrono provati dalla miseria, dalle difficoltà economiche.
Il cristiano opera allora la reale conversione del cuore, a patto che si faccia prossimo, con lo stile che Gesù ha voluto non soltanto insegnarci e proporci, ma trasmettere con l’esempio.

Auguro a tutti e a ciascuno che questa opportunità possa essere colta come momento di au-tentica salvezza, e come crescita personale e comunitaria, perché il Dio Bambino, che vuole portare all’uomo la gioia profonda e la pace vera, trovi i cuori disposti ad accogliere i suoi doni.
Buon cammino di Avvento e Santo Natale del Signore!”.