Il problema dell’assessorato regionale alla Formazione in Sicilia è la sua organizzazione del lavoro, estremamente frammentata, che facilita la realizzazione di truffe come quella che ha portato agli arresti di oggi (VIDEO) e rende complesso anche un controllo”.

A dirlo è Ludovico Albert, dirigente generale della Formazione professionale al tempo dei fatti contestati e autore, insieme ad un altro dirigente regionale, degli esposti che hanno fatto aprire l’inchiesta giunta oggi agli arresti. Albert, sostituito da Crocetta subito dopo il suo insediamento, oggi è pensionato e fa il consulente, sempre in questo settore, attraverso una agenzia specializzata, per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e per alcune Regioni.

“Ci accorgemmo del sistema quasi per caso – racconta Albert a BlogSicilia – grazie alle insistenze di una azienda che chiedeva di essere pagata e si dispiaceva, quasi, di aver fatto ricorso ad un decreto ingiuntivo. La verifica ci permetteva di intercettare il pagamento dirottato nelle tasche di Mario Avara”. (GUARDA IL VIDEO DEGLI INQUIRENTI CHE SPIEGANO IL SISTEMA DELLA TRUFFA)

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Ma la truffa non si fermava soltanto alla falsificazione di codici e coordinate bancarie per dirottare i pagamenti “Hanno fatto di più – racconta Albert – giungendo a sottrarre materialmente l’intero archivio cartaceo dei decreti del direttore generale. Non potevamo comprendere a chi potesse servire una simili documentazione. Solo dopo analisi approfondite abbiamo capito. un accordo che valeva per un anno è stato pagato per 2, intascando la differenza. uno stratagemma anche furbo, se si vuole. Non ce ne saremmo mai accorti senza verifiche mirate”.

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Ma dottor Albert, prima non avevate avuto sentore di nulla ? 

“No, sentore no. E’ anche abbastanza impensabile che un funzionario modifichi le coordinate bancarie di un pagamento per inviare i soldi sul proprio conto e su quello di un proprio congiunto. E’ una cosa abbastanza incredibile. Denunciammo, però, il fatto che c’era chi lucrava su straordinari non lavorati. In quel caso i fondi venivano dal progetto legalità intestato a Carlo Alberto Dalla Chiesa. Neanche questo nome ha fatto emergere un minimo di scrupolo di coscienza”.

E non c’è nulla da fare per evitare che tutto ciò accada ?

“I comportamenti illegittimi si registrano ovunque, non sono in Sicilia. Certamente il problema di quell’assessorato è l’organizzazione del lavoro spezzettata per funzioni e non per processi come invece si fa in tutte le altre regioni. Una pratica, dall’inizio alla fine, deve passare per le mani di sei o sette diversi dirigenti e dei relativi gruppi di lavoro. neanche il Dirigente generale riesce a tracciarla efficacemente e a sapere sempre dove si trova e chi la sta lavorando. Bisogna modificare tutto questo e mettere una pratica nelle mani di una sola persona responsabile del procedimento dall’inizio alla fine. in questo modo anche l’utente saprà sempre a chi rivolgersi e con chi, eventualmente, prendersela”.

Questo è un suggerimento per il futuro, ma non lo si poteva fare già allora ?

“Nel dicembre del 2011 feci approvare dalla giunta regionale di governo una delibera che stabiliva proprio la modifica dell’organizzazione del lavoro in assessorato. Quella delibera, però, è rimasta lettera morta. Contro la sua applicazione si schierarono una parte dei sindacati, soprattutto gli autonomi e la politica decise di cedere stanca delle proteste e delle opposizioni. resto convinto che una diversa organizzazione del lavoro garantirebbe maggiore trasparenza e tracciabilità delle pratica ed eviterebbe di offrire il fianco a truffe di questa natura”.