Il mondo scende in piazza contro il terrorismo. Palermo lo ha fatto con duemila persone in piazza Massimo, la marsigliese suuonata sui gradini, il teatro illuminato come la bandiera francese

Ma 24 ore dalla carneficina di Parigi, così come l’hanno chiamata gli stessi francesi, il terrore non ha più il volto coperto visto in tv  o su internet del carnefice di un ostaggio vestito d’arancione. Il terrore è nell nostre strade.

Chi non ha passeggiato una volta nella vita per quelle strade o non le ha sognate, sperate, viste in fotografie, immagini , in tv, in un libro. Parigi, città così lontana per certi aspetti, ma così vicina, è ferita. Colpita con un attacco che ci riguarda tutti in prima persona.

Ieri sera, a 24 ore dalle stragi, un allarme bomba, poi risultato falso, ha fatto scattare la paura, il sistema di sicurezza e fatto rivivere tutto per qualche minuto. Questo mentre nei dintorni di Parigi scattavano due arresti e altri tre in Belgio.

Sì perchè dal Belgio è arrivava l’auto che portava almeno una parte dei terroristi. Ma sarebbe potuta arrivare dalla Germania, o dalla Svizzera, o dall’Italia. In una Europa senza frontiere, in un mondo sempre più globalizzato circolano liberamente anche i distributori di terrore.

Appena dieci mesi fa, o poco più, la strage del giornale satirico Charlie Hebdo. La mente torna subito a quell’agguato. Ma stavolta non si è trattato dell’attacco ad un obiettivo che, nella mente deviata dei terroristi, viene visto come un nemico. Qui si è colpito tutto e tutti. Si è voluto sabotare i colloqui fra la Francia  e l’Iraq che erano in preparazione. Si è voluto segnare il confine fra due mondi, due culture, due modi di concepire l’esistenza che, volenti o nolenti, sono in guerra.

Sì perchè per fare una guerra non servono due contendenti. E’ sufficiente che uno voglia la guerra per costringere l’altro a prendere le armi se non vuole perire in silenzio. Questo è successo a Parigi. E’ stata dichiarata una guerra di cultura, una guerra di religione, una guerra di popoli nella quale i popoli di entrambe le parti possono solo essere vittime.

Ed è una guerra globale nella quale siamo coinvolti. Nessuno è al sicuro. Nessun Paese, nessun angolo di territorio. L’Italia è esposta, la Sicilia è esposta. Tutta Europa, tutto il mondo occidentale è esposto.

Ma ciò che fa più paura è che non si tratta di una guerra che può essere affrontata in modo tradizionale. E’ una guerra che si combatte prima di tutto a livello mediatico. Perché Da oltre un anno l’Is, lo Stato Islamico, avanza incontrastato e continua a farsi considerare Stato. Uno Stato che Stato non è. Un gruppo di terroristi radicati nel loro territorio che raccolgono il dissenso armato e che hanno deciso di autoproclamarsi Stato, avanzano senza argini e possono fare propaganda.

E questa propaganda permette loro di raccogliere il  consenso degli esclusi dalla società occidentale anche se figli di questa società. I terroristi non vengono solanto da quelle zone di guerra. Sono i nostri vicini, i figli dei nostri vicini, sono ragazzi nati e cresciuti a casa nostra ma che non si sono integrati. Non necessariamente perchè di altra etnia o religione. Spesso solo per questioni sociali.

Sono i nostri figli che vengono reclutati e mandati a massacrare ed a massacrarsi perchè non usciranno vivi dalle loro azioni. Ecco questa è la peggiore guerra. La guerra che il mondo occidentale si vede dichiarata dai propri figli a norme di un mondo altro che neanche chi è nato e crsciuto musulmano riconosce come proprio.

Palermo oggi è scesa in piazza per Parigi, come tante altre città. Duemila persone e il teatro Massimo illuminato con i colori della bandiera francese. Mentre qualcuno dovrà decidere se fare davvero una dolorosa ma ormai inevitabile guerra per smantellare un preteso Stato Islamico, c’è un solo modo per non farli vincere, i terroristi. Continuare a vivere, andare in piazza, manifestare, continuare ad andare ad un concerto, al teatro, al ristorante. Perché se smetteremo di vivere la nostra vita da occidentali avranno già vinto loro.