Appena ieri, gli uffici legislativi del parlamento siciliano avevano bocciato l’articolo 7 della finanziaria ter che prevedeva il testto di 160 mila euro agli stipendi dei dirigenti dell’Assemblea regionale sicilia. Norma proposta dal governo qualche settimana fa quando quel tetto era stato imposto ai dirigenti della presidenza della Regione e da lì in poi, il governatore Crocetta ha puntellato di continui richiami anche la presidenza dell’Ars e l’ufficio di presidenza perché adeguassero a questa soglia anche i salari dei dirigenti dell’assemblea regionale.

Oggi, dopo lo ‘schiaffo’ di ieri a Crocetta, arriva la decisione dell’ufficio di presidenza del parlamento siciliano guidato da Giovanni Ardizzone: il tetto c’è ma è di 240 mila euro all’anno. La riunione convocata per deliberare il recepimento e le modalità “di applicazione del decreto Renzi” è cominciata all’ora di pranzo ed ha approvato la delibera col voto unanime di tutti i presenti tranne il deputato Pd, Antony Barbagallo che sostiene la linea del governatore Rosario Crocetta. Resta così il dislivello fra i trattamenti stipendiali dei funzionari dell’Ars e di palazzo d’Orleans.

Non previsti nella delibera dell’ufficio di presidenza tetti intermedi per le figure di assistente parlamentare, coadiutore o stenografo, come invece era stato previsto in un primo momento.

Ad essere colpito, fra gli altri, il segretario generale dell’Ars, Sebastiano Di Bella contro cui più volte il governatore Crocetta si è scagliato sostenendo che venga stipendiato con un salario annuale superiore a quello del segretario generale dell’Onu.