Tira una brutta aria alla Regione siciliana. Musi lunghi, deputati insoddisfatti, uomini di corrente che si mandano a quel paese e soprattutto il governatore sempre più scuro in viso quando incontra gli alleati.

Il rinvio della discussione sulle mozioni di censura che doveva servire a calmare gli animi e far decantare un poco la situazione (anche se la motivazione ufficiale è il mancato insediamento dei deputati eletti con le suppletive di Siracusa) in realtà sembra essere foriero di nuovi scontri. Li fomenta il centro destra spaccato al suo interno sul sì di alcuni (Ncd in testa) a questo rinvio, ma non ne è esente, tutt’altro, la maggioranza. con l’Udc che manda avanti lo stesso presidente dell’Ars per dire che le mozioni si sarebbero potuto votare o quantomeno discutere.

Ma il termometro politico non lo consigliava e forse non lo consiglia neanche adesso. Basti pensare che il vertice di maggioranza pre aula non ci sarà proprio o, se ci sarà, sarà certamente dimezzato. Raciti si sfila e annuncia, fra le righe, che non c’è alcun motivo perché il Pd vada ma c’è da immaginarsi che i renziani, invece, all’incontro col governatore andranno.

L’Udc è sempre più spaccato con Ardizzone che fa il grande censore, Piostorio che se la prende con le scelte fatte nella formazione e con i deputati “dissidenti” indeboliti dai guai più etici che giudiziari del Presidente della Commissione bilancio Nino Dina. Articolo 4 a sua volta attende un nuovo incontro per proseguire un chiarimento rimasto a metà e il Pdr, rimasto alla finestra ad aspettare, ha un sussulto di orgoglio a metà.

“Il gruppo parlamentare del Pdr decide di rinnovare la propria fiducia al governatore Crocetta ed alla sua giunta in coerenza con la linea di seria e leale collaborazione sin qui mantenuta” scrivono in una nota gli uomini di Cardinale dopo essere rimasti per ore ad attendere il presidente in un ristorante palermitano. Ma la nota è di quelle strane, a doppio significato. da un lato incenso a go go per crocetta che apprezza queste cose, dall’altro la richiesta “Ravvisa, tuttavia, la necessità di continuare lungo il cammino tracciato con più forze sia in Assemblea che nei confronti della società e dell’economia isolana. Per queste ragioni si ritiene fondamentale rilanciare un nuovo governo che guardi ad un patto per lo sviluppo che coinvolga i sindacati, le forze produttive, il mondo della cultura e della scuola, oltre che le forze politiche presenti nel parlamento regionale al fine di esercitare un più forte potere contrattuale anche nei confronti del governo nazionale chiamandolo ad aiutarci a risolvere i gravosi problemi delle finanze regionali”.

Un nuovo governo? La risposta è no, non occorre neanche chiederlo a Crocetta. “Ritiene necessario, perciò, prioritaria l’apertura di un tavolo  politico di lavoro al quale chiamare tutti i soggetti interessati alle loro reciproche responsabilità politiche ed istituzionali, nella considerazione che questo difficile ed importante lavoro sarà facilitato dalla presa di coscienza che si chiude una fase che abbiamo giudicato molto importante della vita politica siciliana, per aprirne una nuova, progettuale e costruttiva, grazie alla quale il presidente Crocetta non mancherà certo di offrire la propria disponibilità a lavorare per ritrovare una vera unità all’interno del gruppo Pd dell’Ars e di tutta la sua maggioranza. Certamente il gruppo ed i militanti del Pdr non si sottrarranno ad un franco confronto politico con il presidente della regione con la lealtà e la schiettezza che sono le basi di un rapporto di collaborazione per un obiettivo comune”.

Ma in tutto questo i “megafonini” che fanno. Sbaglia chi li considera un non problema. Ormai viaggia verso il fallimento il tentativo di trasferirsi armi e bagagli nel Pd per incidere dall’interno e crescono i malumori. la porta del gruppo all’Ars sembra destinata a restare chiusa e  in ogni caso in quanti sarebbero transitati? Beh sicuramente non coloro che sono già andati nel Psi. Stretti si sentirebbero anche Malafarina e Di Giacinto. Il rischio sarebbe comunque stato che approdassero, alla fine, solo un paio come Forzese (proveniente dalle fila Drs) e Di Pasquale. Pochi per incidere sulle scelte del Pd.

La partita è aperta e si sposta probabilmente a Roma dove si sta giocando una battaglia sotterranea delle alleanze combattuta anche dal senatore Lumia e da altri esponenti siciliani le cui quotazioni sono in calo. E sullo sfondo resta quella Nelli che non si tocca divenuta il pomo della discordia anche se di argomenti su cui litigare Crocetta e al sua maggioranza ne hanno tanti: bisognava solo scegliere da quale iniziare.