Una “Macchina dei sogni” dedicata Giuseppe Pitrè, l’etnografo e antropologo palermitano di cui l’anno prossimo ricorre il centenario della morte: è la nuova scommessa di Mimmo Cuticchio che ha deciso di “immergere” le mani in quel “paniere” colmo di oggetti, amuleti, simboli che è il Museo etnografico “Giuseppe Pitrè” tra i primi in Europa, che custodisce un vero e proprio compendio delle tradizioni siciliane.

Sarà infatti questo spazio ad ospitare da venerdì prossimo a domenica (10-12 luglio) la nuova edizione de “La Macchina dei Sogni”, il festival di teatro di figura quest’anno giunto alla sua 32° edizione.

Mimmo Cuticchio ha ideato un progetto che si sciorina guardando in prospettiva al centenario del prossimo anno, ma avviando il percorso già da questo cartellone. Le stanze del Pitrè (via Duca degli Abruzzi, 1 – ingresso libero) verranno rianimate da narratori e musicisti mentre all’esterno del Museo saranno allestiti spazi dedicati agli spettacoli dell’Opera dei Pupi, al cunto, ma anche ai laboratori degli artigiani e all’animazione per i bambini, curata dall’Atelier La Lucciola a partire dalla fiaba “Malvizia”, una tra quelle trascritte dal Pitrè.

Una mostra documentaria racconterà invece il Teatro popolare di Palermo, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti. “La vita a Palermo duecento e più anni fa – Vastasate, Casotti, Tutui e Opra dei pupi”, a cura della Scuola di scenografia della stessa Accademia, è stata concepita e realizzata a partire dalle memorie di Pitrè, ma con uno sguardo al presente e a quello che ancora oggi sopravvive di quel mondo, testimoniato dalla presenza di dieci artigiani.

IL PROGRAMMA. La “Macchina dei sogni” si aprirà venerdì 10 luglio alle 11,30 (replica alle 16,30) con Tra cunti e pupi per incontrare Pitrè, il percorso ideato da Mimmo Cuticchio Il Festival si propone quindi, di rianimare e vivificare le “meraviglie” riposte nelle teche, trasformando le stanze del Museo in una sorta di “arsenale delle apparizioni” di pirandelliana memoria.

Le prime quattro stanze del museo raccolgono “i mestieri”; le quattro successive conservano modellini e stampe dei venditori ambulanti; le ultime ospitano il nucleo originale della collezione Pitrè (carretti, carrozze, diversi pupi): la “Macchina” proverà ad immaginare che l’intero patrimonio esposto acquisti vita propria, e un’autonoma capacità di “raccontarsi” attraverso la musica, i testi poetici e documentari.

Gli interventi degli attori – Santa Buttaci, Salvino Calatabiano, Librante Dino Costa, Tiziana Cuticchio, Heidi Mancino, Isabella Messina, Salvatore Ragusa, Gruppo Cialoma -, pensati come “apparizioni”, avranno lo scopo di riscoprire e rivalutare le radici della cultura siciliana. Ogni racconto sarà legato alle storie che Giuseppe Pitrè aveva raccolto e pubblicato nei 25 volumi stampati tra il 1841 e il 1913.

Dalle 16,30 alle 18,30 il laboratorio per bambini dell’Atelier La Lucciola partire dalla fiaba (raccolta dal Pitrè) “Malvizia”. Alle 18,30 l’inaugurazione della mostra “La vita a Palermo duecento e più anni fa – Vastasate, Casotti, Tutui e Opra dei Pupi”. L’Accademia di Belle Arti, attraverso la Scuola di scenografia guidata da Fabrizio Lupo e Valentina Console, ricostruisce i tre ambiti del Teatro popolare che hanno caratterizzato la cultura siciliana e che Giuseppe Pitrè documentò durante la sua incessante attività di raccolta delle tradizioni dell’Isola.

Analizzati nel contesto di due secoli nella città di Palermo, ecco quindi i Casotti (teatrini di legno costruiti ai margini della città) e la nascita delle Vastasate, il Teatro dei Pupi dalle origini sino ad oggi e, riunite in un unico settore, le varie forme del teatro popolare di strada. A fianco della mostra, l’esposizione di “Teste di legno” del decoratore e scenografo Roberto Lo Sciuto: invenzioni di notevole impatto visivo e culturale che ampliano il senso originario di una parte del “mestiere” del puparo e degli oggetti artigianali del folclore popolare palermitano.

Tra pop e minimal, questi oggetti vengono mostrati fuori contesto: le teste diventano obelischi, scettri, quadri, paraventi, teatrini, lampadari, altarini, metronomi…

Alle 21,15 Mimmo Cuticchio proporrà uno dei suoi cunti più belli, “Prime imprese di Carlo Magno”, narrazione che segue un percorso immerso nella tradizione, ma di grandissima fascinazione ancora oggi.

Cuticchio presenterà un “cunto” all’antica, secondo tutte le regole tramandate nel tempo, apprese da Peppino Celano, ultimo contastorie di tradizione vissuto nel secolo scorso. “Un cunto “all’antica” – spiega Mimmo Cuticchio – in cui non mi preoccuperò di parlare al pubblico che non comprende la nostra lingua, come spesso avviene quando porto le serate in giro per l’Italia e l’Europa. Comincerò dal principio della storia dei paladini di Francia, dall’infanzia di Carlo Magno e dalle sue prime imprese, per continuare a raccontare gli avvenimenti con i pupi e il tradizionale teatrino dell’Opra”, che invece è in programma sabato alle 21,15 con “Prime magie del mago Malagigi”.

Nello spazi esterni e nelle stanze a pianoterra del Museo Pitré, prenderanno vita le botteghe artigianali: l’idea è quella di mettere a confronto gli oggetti degli antichi mestieri con manufatti realizzati oggi, nel tentativo di capire che valore possieda oggi l’artigianato d’arte.

Gli artisti/artigiani presenti daranno dimostrazione delle diverse tecniche di lavoro: dalle creazioni al tornio, alle pitture su vetro, lo sbalzo dei metalli, i decori delle ceramiche, le pitture dei carretti, le produzioni di strumenti musicali, l’esecuzione di merletti e ricami, la realizzazione di costumi per il teatro dei pupi, di giocattoli.

Espongono: Giuseppe Buglino (tamburi e strumenti musicali); Gabriella Carlino (liutaia, decoratrice); Rosi Di Gaetano (decorazione di vetro); Gianfranco Di Miceli (liutaio); Alfio Ferlito (miniature); Claudia Lo Galbo (giocattoli); Angelo Puccio (intarsio); Enzo Scerrino (ceramica moderna e ceramica colorata); Antonina Schimmenti (ricami e merletti); Angela Tripi (Le terrecotte d’arte) e Giuseppe Vitrano (torniere).