Il progetto politico è sempre lo stesso: ricompattare i pezzi della destra che si sono sparpagliati con la nascita del Pdl e che hanno imboccato percorsi diversi proprio dopo l’implosione della formazione pensata da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.

Un sorta di missione per Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che a Catania incassa il ‘sì’ di Enrico Trantino, il penalista da sempre collocato a destra e fino a poco tempo fa accanto al disegno di Francesco Storace.

“Oggi abbiamo annunciato l’adesione di una colonna della destra siciliana come Enrico Trantino – dice la leader di Fdi-An- ieri Titti Monteleone ed altri esponenti veneti, qualche settimana fa, in Puglia, Adriana Poli Bortone. Insomma, stiamo facendo un buon lavoro, stiamo ricostruendo la storia della destra italiana con credibilità, viste le personalità che decidono di partecipare a questa avventura..”

Enrico Trantino, dal canto suo, si considera ‘un apripista’: “In cuor mio, credo non stia facendo altro che lanciare la volata agli altri – spiega – perché è fisiologica una riunificazione di tutto il nostro mondo già dopo le Europee”.

Il penalista catanese è quasi chirurgico quando analizza le ragioni di questa adesione: “Non essendoci La Destra che si presenta (alle elezioni ndr) e ritenendo che la Destra non si presenti mai più ho ritenuto di compiere questa scelta che è la prosecuzione del mio percorso politico”.

Si sbaglia, infine, chi immagina una certa trepidazione da parte di Meloni e del suo partito  sul parere della Consulta in merito al ricorso che ritiene incostituzionale lo sbarramento nella legge elettorale che regola in Italia le elezioni: “Siamo abbondantemente sopra il quattro per cento – conclude Giorgia Meloni – semmai aspettiamo con trepidazione i risultati elettorali che pensiamo premieranno Fdi-An, la sua coerenza e la capacità di rispondere agli interessi degli italiani e non a quella dei poteri forti e della grande finanza come sembra fare la maggior parte dei partiti”.