Le istituzioni regionali e nazionali hanno voluto ricordare Giuseppe Fava a trent’anni dalla sua uccisione, compiuta dai sicari della mafia catanese.
Nonostante siano trascorsi 30 anni da quella barbara uccisione, è ancora vivo e forte il ricordo di Giuseppe Fava. Un giornalista e scrittore di razza che avuto il coraggio di non voltarsi dall’altro lato, ma di denunciare pubblicamente le connivenze tra malavita e potere economico-politico e quanto di oscuro avveniva a Catania negli anni Ottanta. Il merito di Fava è stato anche quello, con l’esperienza de ‘I Siciliani’, di creare una vera e propria fucina di informazione alternativa, plasmando decine di giornalisti, oggi molti dei quali ricoprono ruoli, anche di vertice, in testate nazionali”. Così il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, in occasione del trentesimo anniversario della morte del giornalista catanese Giuseppe Fava.
“Trent’anni dopo l’assassinio di Pippo Fava, il nostro Paese ha un atteggiamento meno indifferente e meno complice rispetto alla penetrazione delle mafie. Ha imparato a guardare meglio agli intrecci che legano mondo criminale, affari, politica e amministrazione”. Lo scrive, in occasione dell’anniversario dell’uccisione di Pippo Fava, la presidente della Camera, Laura Boldrini, in un messaggio inviato al figlio Claudio. “Ma perché questa consapevolezza crescesse – sottolinea Boldrini – c’è voluto molto sangue e qualche straordinario esempio. Come quello che ha dato con la sua attività giornalistica Pippo Fava: capace di svelare, in una situazione di pesantissimo isolamento, le connessioni tra mafia, politica e imprenditoria, denunciando connivenze vergognose e chiamando in causa con nomi e cognomi i poteri collusi della Sicilia degli Anni Ottanta. E capace, più ancora, di far crescere nel segno della sua testimonianza generazioni di giovani, a partire dai figli Claudio ed Elena, impegnati per la legalità per un’informazione non più inginocchiata al potere mafioso. Carissimo Claudio, abbraccio attraverso di te i ragazzi di allora e di adesso, i Siciliani di ieri e di oggi, che hanno saputo mettere la loro passione civile al servizio della loro terra, della verità e della democrazia italiana”.