Stamani, la Polizia di Stato, a Palermo, ha commemorato Calogero Zucchetto, nella ricorrenza del 33° anniversario della sua barbara uccisione.

La sera del 14 novembre 1982 la mafia palermitana scelse di “non uccidere d’estate” ma, ancora, una volta, all’uscita dal bar. Così come fatto, qualche anno prima, per Boris Giuliano, “Cosa Nostra” spense, a pistolettate, la vita di un giovanissimo, valente investigatore della Polizia di Stato, cogliendone un raro momento di rilassatezza, sebbene Calogero Zucchetto lavorasse anche quando non lavorava ed anche lo svago di un caffè potesse stimolare un guizzo investigativo.

Calogero Zucchetto pagò la curiosità investigativa degli onesti e dei giovani che sanno fare bene il loro lavoro.
Oggi, a 33 anni di distanza, proprio nel luogo di quell’eccidio, all’angolo tra la via Notarbartolo e la via Libertà, luogo ribattezzato “Largo degli Abeti”, le più alte cariche, cittadine, della Polizia di Stato, Civili e Militari, hanno ricordato il martirio di quel giovane.

Il Questore di Palermo, Guido Nicolò Longo, ha deposto una corona sulla lapide dello sfortunato agente di Sutera (Cl), nel contesto di una cerimonia che è servita a ricordare che chi muore per la giustizia e nell’adempimento del proprio dovere è cittadino della nostra memoria.