Lo Stato “toglie” ai siciliani e la Corte costituzionale restituisce (in parte) al governo regionale. E’ in sintesi quanto emerge dalla sentenza della Consulta che ha parzialmente accolto un ricorso della Regione siciliana con il quale quest’ultima lamentava una violazione del principio di collaborazione e del proprio Statuto autonomistico.

Oggetto del contendere, i proventi 2013 derivanti dal pagamento in Sicilia dell’imposta di bollo maggiorata – rispettivamente da 1,81 a 2 euro e da 14,62 a 16 euro – per coprire le spese di interventi strutturali di politica economica nazionale.

La Corte costituzionale ha accolto in parte l’accusa di illegittimità relativa alla destinazione del maggior gettito “non conforme allo Statuto speciale ed alle relative norme di attuazione”. In pratica, lo Stato non può riservare a sé i maggiori tributi riscossi e utilizzarli per le finalità generali del proprio fondo.

Dopo il “risultato storico” – come commentato dal governatore Rosario Crocetta – ottenuto con l’applicazione dell’articolo 37 dello Statuto siciliano ma con un bottino ridimensionato a 49 milioni di euro, la Consulta assegna così un punto a favore dell’autonomia siciliana anche se le risorse che ne derivano non sono certamente in grado di fornire una boccata d’ossigeno alle asfittiche casse regionali.