Si riapre la partita per le paventate trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia.

Nei giorni scorsi il Senato ha posto una pesante ipoteca sulla prosecuzione dei progetti di perforazione petrolifera nel Mediterraneo approvando due odg che riguardano rispettivamente il blocco delle concessioni che il Governo sta rilasciando in virtù dell’art. 38 dello “Sblocca Italia” e l’inserimento negli ecoreati dell’air-gun, una delle tecniche adoperate per le ricerche petrolifere, che, se non interverranno modifiche al testo della legge durante il dibattito alla Camera, potrebbe essere punito con la reclusione fino a tre anni.

Oggi i parlamentari del Gal-Grandi Autonomie e dal senatore di Forza Italia, Antonio D’Alì hanno illustrato all’Ars i due provvedimenti votati dal Senato attaccando duramente anche il governo regionale.

Secondo l’esponente di Forza Italia “a fronte dei guadagni miliardari derivanti dall’estrazione, i canoni di concessione per le strutture petrolifere sono incredibilmente bassi, di appena 0,025 Euro per chilometro quadrato a mare e 0,2 euro per chilometro quadrato a terra”.

Ad oggi ci sono richieste di interdizione di aree di pesca nelle acque prospicienti le coste siciliane per oltre 30.000 chilometri quadrati.

Durante la conferenza di oggi è stata più volte sottolineata “la grande differenza di comportamento fra il governo regionale precedente, che per anni ha tenuto testa agli interessi dei petrolieri, ed il governo attuale, che si è invece appiattito sulle richieste e gli interessi delle grandi lobby“.

Per il senatore autonomista, Antonio Scavone “il Governo nazionale, con l’accondiscendenza di quello regionale ha trovato il modo di aggirare la legge che già esisteva e, soprattutto, ha aperto una “finestra” temporale prima dell’entrata in vigore della stringente Direttiva comunitaria, dando ai petrolieri la possibilità di presentare affrettate richieste di concessione che avranno un impatto devastante per almeno 50 anni”.

Particolarmente duro anche Giuseppe Compagnone che considera “Crocetta complice di un vero e proprio crimine contro la Sicilia, per altro con un comportamento schizofrenico, perché da un lato impegna somme per il sostegno al turismo costiero e dall’altro vuole disseminare proprie le coste di veri e propri ecomostri come le piattaforme petrolifere o vuole interdire la pesca alla più grande marineria nazionale.”