Una sorta di mezzo dietro front sulle trivellazioni nascosto ( ma neanche troppo) in un emendamento del governo alla legge di Stabilità. L’esecutivo ha infatti presentato un atto che blocca le attività estrattive in mare entro le dodici miglia dalla costa modificando così il tanto contestato articolo 38 dello Sblocca Italia che ha innescato polemiche senza fine portando ben 10 Regioni (Sicilia esclusa) a proporre un referendum abrogativo.

L’emendamento “fa salve le autorizzazioni già rilasciate. Sarebbe meglio che il governo, eventualmente ce ne fossero, revocasse anche i titoli già concessi entro le 12 miglia”, dice il senatore siciliano del gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, Giuseppe Compagnone. Fra i progetti di estrazione che dovrebbero essere sospesi c’è anche quello della piattaforma petrolifera ‘Vega B’ nel canale di Sicilia.

Se il Parlamento accoglierà gli emendamenti del governo, si avranno: il blocco dei procedimenti in corso entro le 12 miglia; l’eliminazione della dichiarazione di strategicità, indifferibilità ed urgenza delle attività petrolifere; la cancellazione del vincolo preordinato all’esproprio della proprietà privata già a partire dalla ricerca degli idrocarburi; la limitazione delle attività di ricerca e di estrazione attraverso l’eliminazione delle proroghe; la garanzia della partecipazione degli enti territoriali ai procedimenti per il rilascio dei titoli.

Per il Coordinamento No Triv un punto, tuttavia, “resta assai dolente e assolutamente inaccettabile: il fatto che un emendamento del Governo miri ad eliminare la previsione del piano delle aree, volto a razionalizzare l’esercizio delle attività petrolifere. Questo comporta che sarebbe possibile chiedere il rilascio dei titoli concessori unici senza un piano. Ma un secondo sub-emendamento, elaborato anch’esso dal Coordinamento No Triv e da Di Salvatore, mira a reintrodurlo”.

E’ chiaro” – precisa il Coordinamento Nazionale No Triv – “che gli emendamenti del Governo hanno il solo scopo di evitare il referendum. E ciò non è ovviamente sufficiente. Si approvino pure gli emendamenti, ma si apra da subito la discussione politica sul futuro energetico del nostro Paese. Occorre che si giunga presto ad una disciplina organica e sistematica del settore e che si favorisca velocemente la transizione energetica”.

Intanto con due ordinanze adottate il 26 novembre 2015 la Corte di Cassazione ha accolto i sei quesiti referendari così come deliberati dalle Assemblee Regionali di Campania, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Marche, Sardegna, Veneto, Liguria, Calabria e Molise.

Le ordinanze verranno comunicate al Presidente della Repubblica, al Presidente della Corte Costituzionale ed ai Presidenti delle Camere, e verranno notificate ai delegati dei dieci Consigli Regionali proponenti. Sull’esame di legittimità costituzionale della Suprema Corte che si pronuncerà entro febbraio 2016.