“Quando si mette in un governo un nome come Borsellino, lo si sostiene a spada tratta davanti a chiunque. Se la si mette in condizioni di dare le dimissioni, vuol dire che quel cognome è stato usato e questo amareggia molto”.

A parlare è Nando dalla Chiesa che condanna, così, Rosario Crocetta a prescindere dall’intercettazione de L’Espresso. Per Dalla Chiesa il governatore dovrebbe dimettersi perché la patente di antimafia viene data troppo spesso senza verificare sul campo i principi e le affermazioni fatte. “A Lucia Borsellino è stato chiesto di presidiare un settore delicato, spesso inquinato, come quello della sanità, per poi metterla in condizioni di andarsene. Significa che Lucia Borsellino non si è sentita dietro nessuno”.

E’ solo l’ultimo invito a lasciare rivolto a Crocetta dagli esponenti dell’Antimafia italiana, quella fatta dai parenti delle vittime impegnati sul campo della lotta culturale a Cosa Nostra. Appena stamani Lucia Borsellino aveva rincarato la dose in un’altra intervista sostenendo che il governatore “l’ ha sempre tenuta all’oscuro di tutto” e manifestando un chiaro giudizio negativo dal punto di vista etico, politico e personale (a prescindere dalle intercettazioni de L’Espresso).

In una terza intervista al messaggero intitolata “Il governatore ha fallito, è meglio tornare al voto” tocca, poi a Maria Falcone, sorella dell’altro magistrato assassinato dalla mafia nel 1992 “Non so se Crocetta ha fallito. Certo nel suo programma c’era il risanamento dei conti e da quello che leggo sembra che i conti siano perfino peggiorati…le elezioni sono sempre un buone esercizio di democrazia quindi che ben vengano”.

Ma non c’è solo l’antimafia delle vittime. Parole inusuali arrivano anche da Gioacchino Natoli Presidente della Corte d’Appello di Palermo che fu giudice istruttore a Palermo insieme ai magistrati assassinati. Per Natoli, che parla in una intervista al Corriere della Sera “I politici devono avere un surplus di moralità. Si è voluto archiviare la questione delle dimissioni della Borsellino frettolosamente quando invece la scelta aveva motivazioni molto importanti….è necessario un tasso di moralità più alto e consapevole, una sensibilità sociale ai valori etici sempre allerta per evitare collusioni e commistioni inaccettabili”.

E come ha detto anche al Corriere della Sera adesso Crocetta torna possibilista sulle sue dimissioni: “Prima faccio le riforme poi do la mia disponibilità all’Ars per decidere se porre fine alla legislatura. Se me ne devo andare  lo farò per motivi politici e non per le false intercettazioni”.

Si prepara, dunque, una seconda parte dell’estate molto calda. L’Ars ha prolungato il programma dei suoi lavori fino al 12 agosto per fare una serie di riforme come quella delle province ma prima di una eventuale crisi di governo ci sarà da pensare all’assestamento di bilancio e forse anche alla riforma elettorale. L’ipotesi di voto in primavera torna ad essere praticabile