Per un assessore che viene, un altro che rischia di andare. Il Crocetta quater sembra essere l’ennesimo governo nato male come tutti gli altri governo Crocetta. Monco sin dalla nascita, sembra destinato a restare ‘governo a undici’ senza la dodicesima pedina.

La nomina accettata ieri sera da Luisa Lantieri, infatti, fa saltare gli equilibri fra i cespugli. Più che un problema di maggioranza vero e proprio (anche se poi sarà la maggioranza a pagarne lo scotto) è una vera e propria faida fra ex.

Sicilia Futura, la formazione nata dalla fusione fra il Pdr dell’ex Ministro Cardinale e gli ex leanziani di Sicilia democratica per le Riforme, non sono disposti ad accettare la nomina dell’ex collega di movimento Luisa Lantieri rimasta fuori dalla fusione per sua scelta e in rotta di collisione soprattutto con Totò Lentini che era capogruppo di Sicilia Democratica prima di essere esautorato, con un blitz, dal deputato Notaio Coltraro.

Dunque ‘c’eravamo tanto amati’ ma ora la love story è finita e dunque perchè lei sì e noi no? In base ai numeri, infatti. Sicilia Futura chiedeva due assessori ed aveva accettato, alla formazione della giunta, di fare un passo indietro per il bene collettivo, ma mettendo una sola condizione: quel posto non vada agli ex amici. Si conserva per i verdiniani se vogliono entrare oppure ci vada un tecnico

E’ invece Crocetta, dopo il no all’ingresso di Ala, ha deciso di lanciare l’ennesimo schiaffo, come dal suo stile politico. Gli uomini di Cardinale, Lentini e D’Agostino, quindi, minacciano di ritirare, forse già oggi, il loro assessore, Croce, e di uscire dalla maggioranza.

Questo creerebbe un bel problema ai renziani che di Sicilia Futura sono alleati così come di Sicilia democratica in realtà. Proprio dall’area renziana, però, si dicono convinti che alla fine Sicilia Futura rientrerà da queste posizioni estreme anche se a leggere le dichiarazioni di D’Agostino, che parla già da capogruppo pur non essendo ancora neanche transitato all’Ars, sembra davvero difficile. Parla addirittura di “soluzione irricevibile”.

Causa ritardi, ma è un po’ meno complessa da risolvere, l’altra grana in maggioranza, quella tutta interna al Pd. Ieri il gruppo all’Ars non ha scelto il capogruppo ma non è stata una vera e propria fumata nera, piuttosto un rinvio programmato.

Lo scontro, in quel caso, è sull’indicazione dei renziani che dopo aver chiuso la partita per la giunta vogliono esprimere il capogruppo. Il nome circolato ma mai confermato è quello di Luca Sammartino. Ma i cuperliani dicono che in base agli accordi quel posto spetta a loro in continuità con Cracolici che lascia. I renziani rispondono con i numeri. Nel gruppo sono in maggioranza ma non hanno cariche interne.

Anche contando gli assessori e gli incarichi in assemblea qualcosa non torna. Gli assessori renziani sono tre per i cuperliani, che ne vantano due. Ma uno di questi è il tecnico romano che i renziani si sono caricati per amor di chiudere la partita (Baccei). E per le commissioni bisogna rivedere tutto. Dall’altra parte ci sono motivazioni non secondarie. Pur non ‘sparando’ sul nome, oltre l’accordo c’è il fatto che la maggior parte dei renziani è stata eletta in altri partiti e solo dopo è transitata nel Pd. Dunque una simile scelta come guida politica del gruppo sarebbe difficile da spiegare, sostengono gli uomini di Cracolici. Ma qual’è veramente la base Pd di oggi?

Ieri alla riunione del gruppo c’erano anche Fausto Raciti, il segretario del partito a fare da paciere, e il Presidente Crocetta che si è ricordato di essere un componente del gruppo Pd proprio per mettere in campo un voto ed arginare l’onda renziana.

E’ stato Raciti a decidere per il rinvio di questa scelta chiedendo di non andare alla conta (consapevole dei voti) e di rimandare questa decisione ad un contesto più ampio che coinvolga anche la segreteria romana, sia pure informalmente. Di fatto i cuperliani alla fine cederanno ma chiederanno qualcosa in cambio per non spaccare il partito.

In tutta questa manovra, con la maggioranza ballerina e risicata, si attende ancora che arrivi all’Ars il bilancio di previsione 2016 che Baccei vuole approvare entro la fine dell’anno evitando l’esercizio provvisorio. Crocetta in aula annuncia che l’accordo con Roma si chiuderà a breve e arriveranno i soldi: 1,4 miliardi per il 2016 e oltre 2 miliardi nel biennio successivo. Ma poi fa confusione con i fondi per la viabilità siciliana.

I mormorii ricominciano e si parla di nuovo di elezioni anticipate. Stavolta i bene informati le indicano per primavera inoltrata. Come arivare ad una simile scelta attualmente è incomprensibile. Ma la politica, si sà, è l’arte dell’effimero