Il segretario regionale del Pd Sicilia arriva in ritardo. Si giustifica con un sms: “Mi ha chiamato Crocetta. Arrivo”. Fausto Raciti è a Roma lontano da Palermo dove oggi il governatore Rosario Crocetta presenta il suo governo.

Che le ha detto Crocetta nella telefonata?

Voleva comunicarmi che Antonio Fiumefreddo ha rinunciato all’assessorato che gli era stato attribuito.

Vuol dire che non aveva letto il suo comunicato?

Gliel’ho ribadito a voce: l’esclusione di Fiumefreddo dal Crocetta bis è una vittoria del Pd che restituisce, da un lato, l’ipotesi di un confronto su un progetto politico e dall’altro dimostra che questo governo è nato nella logica di un rapporto con una parte, e una sola, del Pd. Essendo stato eletto con il sistema delle primarie, ritengo che sia chiaro a tutti che come segretario rappresento tutto il partito e a questo voglio dare rappresentatività complessiva.

Quindi? Oggi Crocetta presenta la squadra, non è previsto l’istituto della fiducia. Ma il suo Pd è critico seppur spaccato a metà. Che succede?

Oggi la discussione ritorna possibile. Mi pare che dalle cose che dice, lo pensi anche Crocetta. Cosa succederà non lo so: attendo di sentire il discorso del presidente, l’annuncio del suo programma. Certo deve capire che la logica del rapporto con le correnti porta solo allo scambio, al do ut des, e non alla discussione complessiva su un progetto di governo. Questo non aiuta il presidente come non lo aiuta un Pd diviso.

Che si aspetta dal discorso di Crocetta?

Non mi aspetto nulla, o meglio tutto o niente. Lo ascolterò.

Ma non ho ancora capito: il Pd, o la parte del partito che non sostiene le posizioni di Crocetta, va all’opposizione?

Registro che c’è un partito che è stato diviso e che quindi non essendo vincolato all’azione di governo può anche muoversi liberamente. Di questo governo non si comprende il progetto oltre la gestione dell’emergenza.

Vabbè ma questa è anche un’autocritica. Cosa pensa, ad esempio, dell’ex segretario Giuseppe Lupo che il suo assessore, Agnello all’economia, lo ha indicato nel Crocetta bis?

Credo che sia stata una scelta molto poco lungimirante; negli organismi di partito avevamo assunto un altro indirizzo. Avere rotto la pur fragile linea politica del partito è un errore che pagheremo noi e che pagherà anche Crocetta.

C’è anche una responsabilità nazionale, mi riferisco alla segreteria, rispetto alla mancata mediazione. O no?

Beh, su questo fronte c’è anche una nota ufficiale del portavoce del partito che non si è espresso a favore del nuovo governo. Certo una responsabilità della segreteria nazionale o di alcuni esponenti c’è. Penso che sia stato un errore non rispettare le decisioni della direzione regionale.

Si riferisce a Davide Faraone e al suo ruolo sia nel rimpasto della giunta che nelle candidature europee.

Io penso che Faraone può essere interlocutore strategico per costruire il partito  in Sicilia oppure può essere uno dei tanti dirigenti che ha per priotà non il Pd ma la propria area di riferimento. Credo che abbia le caratteristiche per la prima di queste ipotesi.

Oggi il candidato alle europee Giovanni Fiandaca fa dichiarazioni dure nei confronti di Confindustria e dell’antimafia ‘gridata’ come l’ha definita. Insomma è un attacco continuo a Crocetta e al suo governo.

No. E’ un giudizio politico. Una linea nuova del partito, se vuole. C’è la convinzione che le decisioni sul futuro della Sicilia debbano passare da luoghi trasparenti, democratici e non da stanze in cui non si capisce che tipo di discussione si sviluppi. Anche questo è il ruolo dei partiti: garantire gli interessi diffusi di una società nel suo complesso. La sensazione è che queste alleanze abbiano lavorato a rompere un quadro politico per continuare le discussioni in luoghi non istituzionali. La Sicilia è ferma ai notabilati.

L’impressione che si ha, è che il governo che viene presentato fra qualche ora nasca con l’indicazione di scadenza. O se vuole, lo dico apertamente, nasce perché Renzi non ha avuto il tempo di staccargli la spina impegnato com’è in altre questioni.

Non posso parlare a nome di Renzi. Certo è che il logoramento dell’azione di governo è stato già acuito dal Crocetta bis ancor prima di nascere.  Ma siccome non credo che sia nell’interesse di alcuno, nemmeno di Crocetta, perseverare in questo stato di cose, io sto cercando di creare le condizioni per costruire  un rapporto positivo fra presidente e il suo partito. Probabilmente il governatore ha pensato che avessi a cuore la rivendicazione di un’area di partito: la mia intenzione è di costruire una forza politica di governo che sia all’altezza delle questioni che abbiamo davanti. E su questo non recedo nemmeno di un passo. Neanche adesso.

Fra rimpasto e liste per le europee, se dovesse segnare i gol sul cartellino a quanto darebbe questa partita. Chi ha segnato più gol?

A me non va di interpretare questa vicenda come una partita anche perché se così fosse dovrei prendere atto che al 45°, una parte della mia squadra ha cambiato maglietta ed è andata a giocare dall’altra parte. Crocetta e il Pd sono indissolubilmente legati, le sorti dell’uno non sono separabili dall’altro. Un Pd più forte e autorevole è più utile a Crocetta.

Parliamo di europee, come nasce la candidatura di Michela Giuffrida in quota Articolo 4?

Avevamo avviato con Articolo 4 una interlocuzione già da tempo: va detto che Michela Giuffrida è una candidata del Pd seppure indipendente e credo sia importante il rapporto di contaminazione fra noi e Articolo 4 pur nell’autonomia reciproca rispetto al dibattito regionale. Questo modello mi convince di più che seguire l’idea delle federazioni o delle forze politiche del presidente o altre chimere che non danno profilo politico né al governatore e nemmeno a chi ne fa parte. C’è un equivoco di fondo su questo tema: l’elezione diretta del presidente è elemento di stabilità non la precondizione di formazioni politiche personali.

Non le manda a dire ai Drs?

Io ho rispetto verso tutte le formazioni politiche ma nella chiarezza. Chi vuole costituire forze esterne al Pd deve sapere che non ingerisco e che non voglio ingerenze.

Ma è il segno di uno scollamento interno al Partito democratico.

Sa che le dico? Noi non siamo ancora riusciti a costruire il Pd. E quanto accaduto in queste settimane ne è la dimostrazione: costruire un partito  significa mettere in discussione rendite di posizione. Dopo di che non ho intenzione di perseverare su queste fughe in avanti di singole parti: il mio mandato è questo.

Facciamo una previsione, i voti che riuscirà ad ottenere l’assessore Michela Stancheris alle europee del 25 maggio saranno un test per il governatore?

Questo andrebbe chiesto a Crocetta: a occhio e croce direi di si. Trattandosi di un componente del governo è evidente che alle elezioni il governo si misurerà attraverso di lei.

E al contrario, i voti della Chinnici o di Fiandaca saranno un suo successo? Pensa che la segreteria nazionale potrà chiederle conto dei risultati del Pd in Sicilia considerate le stagioni calanti?

Questo, purtroppo, è un dato noto ed è uno dei problemi che abbiamo. Se avessi voluto misurarmi in termini personali avrei mantenuto la candidatura. In queste elezioni, voglio dirlo chiaramente, si misura tutto il Pd. Quanto alla segreteria nazionale, avrebbe potuto chiedere conto dei nostri risultati se non fosse intervenuta nella nostra lista: a me non interessa il giudizio della segreteria nazionale, non mi aspetto pagelle e non accetto pagelle. Piuttosto considero il voto degli elettori come un giudizio di merito sulle cose. Lo spirito con cui abbiamo cercato di costruire la lista del Pd – di cui sono molto soddisfatto – è  stato quello di rappresentare un Pd nuovo che cambia profondamente la propria cultura politica.

Una domanda sul Pd di Messina: è allo sbando dopo il caso Genovese e le dimissioni del segretario provinciale. Quando interverrete?

Presto. A Messina bisogna costruire un partito inesistente impiantato esclusivamente su una persona. Lo spirito non è però quello della caccia alle streghe. Riusciremo nell’intento se riusciremo a portare i militanti fuori dallo logica dei genovesiani e degli anti-genovesiani. Se poi mi chiede se il reggente sarà individuato fra i messinesi, le dico che non ci sono le condizioni.

Bilancio è una parola grossa visto il suo recente insediamento. Ma che giudizio dà del suo lavoro alla segreteria regionale fino a ora?

Ho trovato partito con grandi risorse ed energie ma ancora molto afflitto da cultura notabilare, sarei bugiardo se dicessi che siamo riusciti a costruire il Pd perché non è così: i prossimi mesi ci diranno se io sono l’utile idiota che serve alle correnti per alzare il prezzo delle proprie mediazioni o se c’è davvero un’altra possibilità e io credo che ci sia.

Lei parla di mesi, sicuro che il Pd resista ancora qualche mese?

Certo che esisterà.

Mi riferisco ai soldi. Mi pare che la situazione nelle casse di via Bentivegna sia disastrosa. Si parla di autonomia per poco più di un mese e mezzo.

Beh, dal punto di vista della struttura viviamo un momento drammatico e lo dice un deputato che ha scelto deliberatamente di non partecipare al voto sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti: io penso che la politica senza finanziamento sia preda degli interessi privati. Anche il Pd nazionale non se la sta vedendo bene: la mia priorità è tutelare le cose senza le quali questo partito non esisterebbe ovvero la sua capacità di iniziativa politica e il suo personale perché nessuno lo racconta ma dietro l’attività dei partiti c’è il lavoro quotidiano di tante persone per bene non corrispondono all’immagine dell’oscuro funzionario teso al complotto. Sono seri professionisti.