Impazza la polemica fra magistratura ed esecutivo sulla riforma della legge sui beni confiscati. ad infiammare gli animi un invito del vice Premier Angelino Alfano rivolto alla magistratura con il quale invita i giudici italiani a fare autocritica dopo il caso Saguto.

E le vicende di Palermo sembrano aver dato una accelerata alla riforma del settore che era attesa da tempo. il prossimo mese la legge potrebbe finalmente entrare nel tunnel della discussione parlamentare. Tempi rapidi e certi nella procedura di sequestro e confisca dei beni sottratti alla criminalità e alle mafie, pena la decadenza del provvedimento stesso, anche grazie alla “distrettualizzazione” delle misure di prevenzione; i beni immobili andranno sgomberati e utilizzati già dalla fase del sequestro (e questa norma è contestata e va nella direzione opposta rispetto alla maggiore tutela che il caso Saguto suggerirebbe); trasparenza e rigore nel rapporto tra tribunale e amministratori giudiziari, che potranno avere un solo incarico, Agenzia per i beni sequestrati e confiscati con sede centrale a Roma (ora la sede è a Reggio Calabria) e sotto la presidenza del Consiglio e non più del ministero dell’Interno.

La nuova norma dovrebbe introdurre anche strumenti a sostegno delle aziende sequestrate con coperture trovate già in questa legge di stabilità.

Una riforma lungamente attesa, a cui la Commissione Antimafia e il Parlamento lavorano da oltre due anni, partendo dalla proposta di iniziativa popolare avanzata da sindacati e associazioni (dalla Cgil a Libera ad Avviso Pubblico) e che cade in un momento delicatissimo per il settore, data la bufera che da settembre si è abbattuta sul tribunale di Palermo, con la ormai ex presidente della sezione misure di prevenzione, Silvana
Saguto, indagata insieme ad altri colleghi e ad alcuni amministratori giudiziari a vario titolo per corruzione, induzione, abuso d’ufficio,  violazione di segreto.

Si calcola che il patrimonio sequestrato e confiscato alla mafia e alla criminalità ammonti a circa 60 miliardi, praticamente due finanziarie, con circa 17 mila immobili tra appartamenti, alberghi e terreni agricoli, quasi 800 milioni di opere d’arte, 2500 aziende.

Nella riforma spera anche il prefetto Postiglione che guida l’agenzia per i beni confiscati “Non giudico il lavoro del Parlamento: posso solo sperare che la riforma contribuisca a migliorare ulteriormente i risultati dell’Agenzia”.

“Al momento abbiamo personale troppo ridotto – dice – per l’Agenzia serve una dotazione pari ad almeno a 300 unità e maggiori rapporti con la magistratura che opera in questo campo. Abbiamo bisogno infine di sedi a Torino, Bologna, Bari e Catania oltre a quelle già esistenti di Roma, Reggio Calabria, Napoli, Milano e Palermo”.

La riforma delle misure di prevenzione prevede che alcuni degli aspetti che regolano la vita dell’Agenzia, come il numero delle sedi, siano regolati in una delega al Governo.