“Al segretario regionale del Pd dico: ‘racitistaisereno’”. Scherza, ma non troppo, su Twitter il deputato regionale del Partito democratico, Fabrizio Ferrandelli, commentando la profondissima faglia che si è creata all’interno del partito dopo la mossa repentina del governatore Crocetta che nella notte ha dato vita alla nuova giunta senza aspettare le indicazioni dei partiti della maggioranza. Una profonda spaccatura tra renziani e cuperliani, tra Roma e Palermo, tra faraoniani e cracoliciani. Un hashstag che, scimmiottando il #lettastaisereno di Renzi, sembra proprio segnare la fine (quasi prima di cominciare) della segreteria Raciti.

“Guardiamo avanti. Pensiamo alle riforme per rimettere in movimento la Sicilia”, prosegue Ferrandelli, braccio destro siciliano – ma scontento, sussurrano in tanti – di Davide Faraone, sul social network, forte del fatto che è la sua corrente, al momento, a dettare le regole mentre il segretario regionale Fausto Raciti rimane indietro, scavalcato dai rappresentanti romani e abbandonato anche dal suo vice, Mila Spicola, che in direzione nazionale non ha intenzione di difendere il suo segretario.

La spaccatura sembra sempre più profonda ogni ora che passa e si comprendono anche le dinamiche che hanno portato alla nascita del Crocetta bis, sia pure al momento senza deleghe, scavalcando e spaccando la segreteria regionale Dem. Una vicenda che si configura come figlia di molte spaccature. Da un lato c’è Davide Faraone che ha benedetto l’operazione in nome e per conto di una segretaria nazionale non si sa quanto pienamente partecipe ma che ha comunque fruttato il nome di Giuseppe Bruno nominato assessore da Crocetta. Dall’altro lato c’è l’operazione dell’ex segretario Giuseppe Lupo che ha piazzato, sempre con la benedizione romana, Roberto Agnello all’assessorato economia. Un Agnello per un Lupo, dunque, ed una vendetta consumata da parte del segretario regionale sconfitto nei confronti del segretario attuale.

Una situazione che ha favorito Crocetta, pronto ad approfittare della spaccatura interna al Pd per insinuarsi con le sue nomine parzialmente condivise lasciando fuori i cuperliani e dando un’altra batosta a Cracolici oltre che al segretario Raciti. Lo stesso Raciti che, però, non molla l’osso e rinvia la direzione per avere le mani libere domani e presentare il suo atto d’accusa al nazionale ma che nel frattempo viene mollato, o almeno così sembra, anche dalla sua vice Mila Spicola. O che forse ha rinviato percependo il rischio che la direzione gli avrebbe fatto mancare voti. Se non la maggioranza sicuramente troppi per un segretario di fresca nomina come lui.

“Sul rimpasto e sul nuovo governo era obbligatorio accelerare – dice la Spicola – non auspicabile, obbligatorio. Piuttosto che continuare a individuare vinti o vincitori dentro i partiti, colpe o ragioni dentro le dinamiche muscolari, bisogna individuare vincitori e vinti nella società siciliana. Il governo regionale era bloccato da mesi stretto tra veti incrociati e logiche di rimpasto. Si era giunti a un impasse in cui nessuno poteva fare un passo avanti perché nessuno voleva farne uno indietro. Di fronte all’incredulità e allo scoramento di elettori sempre più distanti. Questo dirò domani in Direzione nazionale senza paura di smentita. Lo dico serenamente e con toni pacati ma determinati. Mi pare che non siano ore per agitarsi per null’altro se non i problemi dei siciliani, dei giovani sicilia e dei ragazzi siciliani“

A difendere Raciti sono rimasti soltanto i deputati regionali riconducibili all’area Cuperlo, che si sono riuniti per decidere come affrontare la crisi che si è aperta nel partito, dopo quella presumibilmente chiusa del governo: Antonello Cracolici, Filippo Panarello, Pippo Digiacomo, Giovanni Panepinto, Concetta Raia, Giuseppe Arancio, Mariella Maggio, Mario Alloro e Bruno Marziano. Nel corso dell’incontro è emersa una “bocciatura senza appello” verso quello che viene definito “lo strappo del governatore, dovuto al tentativo di nascondere i suoi limiti”.

“Un atto di rottura unilaterale nei confronti del segretario regionale e del partito siciliano. Un gesto improvvisato e irresponsabile che, spaccando i partiti della maggioranza, rischia di far sprofondare la Sicilia in un pantano politico il cui responsabile ha un nome e un cognome: Rosario Crocetta”.

Ma, a quanto si apprende, a questi potrebbero unirsi anche alcuni “malpancisti” delle aree Renzi e Dem, che non avrebbero gradito la gestione della partita governativa da parte dei leader d’area. Quali effetti potrà avere questa spaccatura nel gruppo Pd, il più numeroso all’Ars, non è ancora chiaro: ma c’è chi non esclude conseguenze sugli assetti del gruppo e sulla tenuta della maggioranza in aula compreso il passaggio all’opposizione di un gruppo nutrito di Dem.

In serata arriva anche il tweet di Fausto Raciti che ignora la fronda interna al suo partito e si rivolge direttamente al Presidente della Regione “Rosario Crocetta piuttosto che fare i calcoli sulla direzione Pd – scrive su twitter – ti consiglierei di farli sulla maggioranza all’Ars ‘#dareinumeri'”. 

Ed a supporto del segretario Raciti arriva anche una nota di un consistente gruppo di deputati Pd composto da Magda Culotta, Maria Greco, Franco Ribaudo, Maria Iacono, Angelo Capodicasa, Pippo Zappula, Giuseppe Berretta, Luisa Albanella, Tonino Moscatt.: “Siamo contenti che il Presidente Crocetta parteciperà alla Direzione nazionale – dicono -, sarà quella la sede migliore per spiegare il colpo di mano con il quale ha formato in Sicilia un governo regionale, partorito in totale spregio delle decisioni degli organismi regionali del Partito democratico, nonché privo del sostegno dei numeri all’Assemblea regionale. Un esecutivo che, di fatto, nella sua composizione, non tiene conto di quel progetto di rinnovamento del governo regionale che avevamo richiesto con fermezza e coerenza per consentire il rilancio di questa regione”.