Un anno fa sprofondava il viadotto Scorciavacche sulla Palermo Agrigento. Un crollo che diventò il simbolo di come si sono realizzate le infrastrutture in Sicilia. Fu aperto il 23 dicembre del 2014, il 30 dicembre parte della strada non c’era più. Il rilevato è collassato.

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E su quei lavori si sono abbattute anche le ire del presidente Matteo Renzi. A distanza di un anno la strada non è stata aperta. E tracce di lavori non ce ne sono. Lo chiedono i tanti automobilisti che sono costretti a percorrere la statale ancora un cantiere aperto.

“Hanno realizzato la bretella per la Palermo Catania costruendo un rilevato identico a quello crollato nella zona di Lercara Friddi – dice un automobilista – Ma possibile che qui in un anno non si muove foglia. Certo sappiamo che per un periodo era stato sequestrato, ma adesso i lavori potrebbero iniziare. Ed invece è tutto fermo”.

Dalle prime carte e dai documenti che hanno visionato i periti delle procura in questi mesi per la realizzazione della strada non tutto sarebbe stato eseguito a regola d’arte. E’ quanto ha stabilito l’inchiesta della procura di Termini Imerese abbraccia tutto: dalla fase progettuale all’esecuzione dei lavori.

Un’inchiesta a tutto campo, che coinvolge i vertici di Anas Sicilia, quella della Procura della Repubblica di Termini Imerese sul cedimento del rilevato su cui poggia rampa di accesso al viadotto Scorciavacche della Palermo-Agrigento.

Il procuratore Alfredo Morvillo e il pm Francesco Gualtieri hanno iscritto alcuni mesi fa iscrivendo 30 nomi nel registro degli indagati: con il direttore di Anas Sicilia, Salvatore Tonti, ci sono collaudatori, tecnici e rappresentanti delle imprese che hanno eseguito i lavori. L’ipotesi di reato è di attentato alla sicurezza dei trasporti.

La svolta è collegata a una richiesta di accertamenti tecnici che la Procura intende promuovere nella forma di un “incidente probatorio” perché si tratta di atti irripetibili. Il collasso della struttura, un rilevato su terrapieno, si è verificato il 30 dicembre 2014. L’opera era stata inaugurata alla vigilia di Natale con grande soddisfazione dell’ex presidente dell’Anas Pietro Ciucci, perché i lavori erano stati conclusi tre mesi prima del termine indicato nel contratto di appalto.

L’opera era stata assegnata al consorzio di imprese “Bolognetta scpa” costituito da Cmc di Ravenna, Tecnis di Catania e Ccc di Bologna. Il cedimento della rampa (il viadotto vero e proprio non è stato interessato) aveva suscitato reazioni molto forti.

Matteo Renzi in un tweet aveva chiesto il nome del responsabile e aveva concluso con un hastag indignato: #finitalafesta. Secondo gli ispettori inviati in Sicilia dall’allora ministro Maurizio Lupi, il terrapieno su cui è stata costruita la rampa è risultato “non idoneo all’utilizzo rispetto alle condizioni stratigrafiche, geotecniche e idrauliche del territorio su cui è stato realizzato”.

La relazione è stata acquisita dai pm, insieme a quelle dei consulenti della Procura. Le conclusioni dei tecnici sono poste alla base della decisione di iscrivere nel registro degli indagati non solo i vertici di Anas Sicilia ma anche responsabili tecnici e amministrativi della “Bolognetta”, contraente generale per i lavori di ammodernamento della statale 121, e i responsabili tecnici e amministrativi della società “Icoler srl”, sub-affidataria dei lavori di realizzazione del rilevato in terra rinforzata. Gli altri indagati sono i tecnici e gli esperti che si sono occupati della progettazione definitiva, esecutiva e di dettaglio del lotto, il direttore dei lavori, il direttore operativo, i responsabili del procedimento pro-tempore dei lavori, i componenti dell’ufficio di Alta sorveglianza per conto dell’Anas. Si procede infine nei confronti dei presidenti dell’organo di collaudo che si sono succeduti nel corso dei lavori.

La guardia di finanza sullo Scorciavacche aveva consegnato alla procura di Termini Imerese un dossier nel quale si legge che aprire una nuova strada ben prima del termine dei lavori fissato dal contratto avrebbe potuto far incassare alcune migliaia di euro in più a tecnici e progettisti dell’Anas e fare risparmiare l’impresa. L’altro dato che emerge scorrendo il dossier delle “fiamme gialle” è che a premere per l’apertura anticipata della strada fu l’Anas e non il consorzio di imprese Bolognetta scpa, composto da Ccc, Cmc e Tecnis.

In questo modo i dirigenti dell’Anas avrebbero potuto incassare il bonus previsto dalla “Gestione per obiettivi”. In questi ultimi anni sono stati non pochi i ponti che cedono, strade che si sono aperte come fossero di burro, piloni che s’inclinano sotto le frane, cemento depotenziato usato in gare d’appalto milionarie da ditte senza scrupoli. Domenica 29 novembre l’inclinazione di un pilone in un ponte sulla statale Palermo-Sciacca, aveva portato alla chiusura per un paio d’ore della strada poi riaperta dall’Anas che dopo qualche settimana ha iniziato i lavori.

Quello era stato l’ultimo tassello di un mosaico di crolli che hanno portato alla ribalta la fragilità delle infrastrutture stradali in Sicilia.

Un elenco troppo lungo, che si apre con il crollo di una porzione del viadotto Verdura il 2 febbraio del 2013, lungo la statale 115 che collega Agrigento a Sciacca, in territorio di Ribera. Il ponte, allora, si squarciò a metà. In quell’occasione non si registrarono feriti solo perché qualche ora prima un’automobilista aveva segnalato un avvallamento e il ponte, in via precauzionale, era stato chiuso al traffico dalla polizia stradale. A maggio di quest’anno è stato aggiudicato l’appalto per i lavori di costruzione del nuovo ponte sul fiume Verdura, aggiudicati alla ditta LC di Alcamo per 4 milioni e 200 mila euro; dovranno essere completati entro maggio 2016.

Anche il 7 luglio 2014 in contrada Petrulla, in territorio di Licata (Ag), sulla statale 626 che collega Campobello di Licata, Ravanusa e Canicattì fu sfiorata la tragedia: le carreggiate di un ponte si piegarono verso il basso a causa di un cedimento strutturale, toccando il fondo da un’altezza di quattro metri. Il cedimento improvviso del viadotto provocò due incidenti che coinvolsero tre automobili: quattro i feriti lievi, tra i quali una donna incinta. L’Anas istituì una commissione d’indagine: la causa del crollo fu imputabile a una rottura delle travi in cemento armato precompresso che sostenevano l’impalcato. I lavori per rifare il viadotto sono stati consegnati nel luglio del 2015, dureranno 270 giorni.

Il 10 aprile di quest’anno il cedimento più grave che ha spaccato in due la Sicilia: nel viadotto Himera, sull’autostrada Palermo-Catania in territorio di Caltavuturo, una frana ha provocato il cedimento di quattro piloni. La carreggiata in direzione Palermo si è adagiata su quella di Catania. Il 16 novembre a distanza di sette mesi è stata aperta la bretella realizzata per creare un bypass in attesa della ricostruzione del ponte, prevista nel 2018. A fine novembre 12 persone sono finite nel registro degli indagati per l’uso di calcestruzzo depotenziato e irregolarità nei materiali per i lavori di ammodernamento e raddoppio della statale 640 Agrigento-Caltanissetta. L’inchiesta è della Procura di Caltanissetta.

Il caso più clamoroso fu proprio quello del viadotto Scorciavacche sulla statale Palermo-Agrigento: inaugurato alla vigilia dello scorso Natale e crollato alla vigilia di Capodanno dello scorso anno. A febbraio ci fu un altro cedimento del manto stradale a poca distanza dal viadotto Gli automobilisti, dopo un anno ancora attendono.