E’ stato presentato a Mondello il volume “Crescere insieme”, editrice La Scuola, curato da Luciano Pazzaglia, che ha selezionato gli scritti e i discorsi che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dedicato alla sua formazione culturale e religiosa, ad alcune figure emblematiche del cattolicesimo democratico e a temi educativi e scolastici. Il testo delinea una densa e documentata ricostruzione storica dell’itinerario umano, culturale e politico di Mattarella e il suo particolare interesse per la scuola e per i giovani.

Alla presentazione ha preso parte anche mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, al quale abbiamo posto alcune domande.

Partiamo dall’inizio. Qual è a suo avviso l’interesse che suscita questo libro?

Già il titolo evidenzia l’interesse di Mattarella: la necessità di crescere insieme agli altri, interesse maturato durante gli anni del liceo e poi consolidato in una passione educativa e in un coinvolgimento sempre più presente, in particolare nel tempo in cui è stato ministro della Pubblica Istruzione (1989-1990).

E qual è in sintesi il contenuto?

Gli scritti posti nella seconda parte del volume documentano le diverse fasi del suo impegno culturale sociale e politico: dal periodo della militanza nel Movimento Studenti di Azione Cattolica a quello in cui è stato Ministro dell’istruzione, sino al discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica. Vi è inoltre una interessante prima parte curata da Pazzaglia che a mo’ di introduzione ripercorre storicamente l’itinerario culturale e politico di Mattarella e offre una sorta di chiave di lettura degli scritti veri e propri.

Ma torniamo al titolo. Perché questa scelta, a suo avviso?

Il titolo è tratto dal contesto di una pagina da lui dedicata agli anni dei suoi studi liceali; come spiega bene lo stesso Mattarella, egli è mosso dalla convinzione che “ci si realizza insieme; si è davvero liberi dall’ignoranza, dal bisogno, dalla violenza, se liberi sono anche gli altri”. Questo per l’autore è nello stesso tempo regola, esortazione, condizione di esistenza della maturazione e della liberazione dell’individuo, resa possibile solo dalla e nella interazione con gli altri.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere il testo?

La tesi centrale degli scritti è che non vi è crescita della singola persona se non in un rapporto di stretta interdipendenza con la crescita degli altri: una tesi che coniuga l’idea della centralità della persona e del suo valore infinito proprio dell’insegnamento sociale della Chiesa, all’urgenza di unire le persone nel segno della carità e della giustizia per tutti. Cito a tal proposito cosa disse in una conferenza ai giovani a Lipari nell’agosto del 1990 prendendo le distanze da una concezione liberale della libertà che deve essere integrata da una concezione positiva e comunitaria della libertà: “In realtà convivere significa crescere insieme; in una solidarietà che sia veramente tale. La libertà di ognuno non finisce quando inizia quella degli altri: convivere significa vivere insieme sviluppando insieme le condizioni di ciascuno nella comunità in cui si trova”.

Qual è il retroterra culturale da cui muove Mattarella?

Sergio Mattarella ha come motivo ispiratore una filosofia sociale che non si limiti ad affermare in astratto l’eguaglianza di tutti gli uomini, ma ispiri prassi individuali e collettive tese a mettere ciascuno in condizione di realizzare al meglio la propria dignità, a partire specialmente dai più deboli.

Quindi Mattarella può annoverarsi tra le personalità più autorevoli del cattolicesimo democratico?

Certamente. In particolare quello caratterizzato dalla convinzione che compito della politica è la promozione di persone umane e, in particolare, le più emarginate e svantaggiate, affinché recuperino la loro dignità e partecipino a pieno titolo alla costruzione del bene comune.

Quali sono, a suo avviso, gli scritti più interessanti?

Ho trovato particolarmente interessanti, quelli più autobiografici. Dai ricordi degli anni come studente al liceo San Leone Magno di Roma, a quelli come responsabile regionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica; dalle riflessioni su testimoni come Alcide De Gasperi e Roberto Ruffilli, l’amico Leopoldo Elia o il fratello Piersanti, oppure il filosofo Jacques Maritain.

Quali sono le personalità che più hanno influenzato la sua formazione culturale e politica?

Sul giovane Sergio ebbero un influsso alcuni sacerdoti fra cui i futuri vescovi don Paolo Gillet, don Alessandro Plotti e don Luigi di Liegro direttore della Caritas di Roma. In un altro scritto Mattarella precisa come anche il fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia ed ucciso dalla mafia nel 1980, abbia anche lui fatto parte del Movimento Studenti di Azione Cattolica: “Da questo patrimonio nacque il suo impegno politico e il modo in cui si è svolto: senso del bene comune, della responsabilità verso la società in cui si è inseriti, esigenza di mettere a frutto le proprie energie personali”.

Qual è il personaggio cui si è maggiormente ispirato a sua modo di vedere?

Degno di nota mi è sembrato il profilo di De Gasperi tratteggiato da Mattarella in cui egli stesso sembra rispecchiarsi: “Lontano da ogni retorica, rifuggiva da gesti eclatanti ma vuoti e da atteggiamenti da palcoscenico, fatti non per convincere ma per carpire un consenso superficiale. Era essenziale nel comportamento e nel linguaggio perché l’uno e l’altro erano frutto di scelte e di cultura”.

Passiamo ad un tema più impegnativo: l’esperienza religiosa. Come è evidenziata nel libro?

La fede in Gesù Cristo, in cui si manifesta il nuovo umanesimo, rivela l’anima profonda che sostiene e nutre Sergio Mattarella nel suo impegno – rigorosamente “laico” – di garante dei diritti, dei doveri e della libertà di tutti nella nostra convivenza civile. A proposito del rapporto fra fede e politica mi sembra interessante evidenziare come Mattarella, ispirandosi ad alcuni politici cristiani, come Maritain, Sturzo, De Gasperi, Moro rivendichi la distinzione fra le due sfere che porta alla distinzione fra azione cattolica e azione politica con una concezione positiva della laicità nutrita da una profonda spiritualità. L’ispirazione religiosa non diventa una barriera confessionale che divide, ma la garanzia più alta di valori umani universali: la libertà, la giustizia, la fraternità.

E tutto questo bagaglio culturale e religioso come ha influito nella sua azione in campo educativo?

In campo educativo quest’ispirazione lo porta a concepire la scuola finalizzata alla crescita integrale della persona e al suo inserimento libero e responsabile nella vita della società e nell’impegno per il bene comune. Il diritto allo studio è visto perciò da Mattarella come il presupposto per la consapevole e giusta rivendicazione di ogni altro diritto garantito dalla democrazia costituzionale.

Di ciò ha parlato anche nel suo primo messaggio dopo la sua elezione.

Non è un caso che in quella importante circostanza abbia messo al primo posto l’educazione. In particolare disse: “Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro”.

Ma veniamo alla fase più importante della sua attività politica, quella di Ministro dell’istruzione. Come emerge nel libro?

Premesso che Mattarella si è appassionato a questi temi in molte altre occasioni, non concentrate nel solo breve periodo in cui fu Ministro dell’Istruzione, va detto che trattando questo tema ne ha sempre sottolineato l’importanza prioritaria ai fini della costruzione di una società più giusta e più libera: libera anche dalle catene dell’ignoranza e dei pregiudizi. In particolare da ministro della Pubblica Istruzione si è impegnato nella riforma delle elementari, e nell’aggiornamento dell’Intesa tra Governo Italiano e santa Sede sull’insegnamento religioso, la prima conferenza nazionale sulla Scuola, il Progetto giovani, l’educazione alla salute, al dialogo fra le culture e le religioni ed ha precorso alcune riforme attuate dopo: la scuola dell’autonomia, e i sistema scolastico integrato con la parità scolastica fra scuole statali e non statali.

E sul versante più squisitamente politico, cosa emerge dal libro?

Mattarella in tutti i ruoli che ha rivestito ha mostrato di cercare anzitutto l’interesse comune, privilegiando a facili protagonismi la riflessione e l’applicazione seria a trovare soluzioni ai problemi di tutti, per la dignità di ciascuno. Lo spessore umano, cristiano, culturale e politico di Sergio Mattarella che emerge da questi scritti è ispirato alla sobrietà, al senso di responsabilità, alla moralizzazione della vita pubblica, al senso civico, alla promozione della presa di coscienza e del coinvolgimento di ciascuno nella costruzione del bene comune.

Concludiamo con l’attualità. Molti dei temi di cui abbiamo detto devono essere pianamente attuati nel contesto della scuola italiana. Qual è il merito di Mattarella in questo contesto e quali sono le questioni ancora irrisolte?

Mattarella pur nella brevità del suo mandato ministeriale riuscì a metter mano ad importanti riforme, come ho detto, ma fece la scelta, come emerge dal libro, di non tornare, se non eccezionalmente, su quei temi dopo aver lasciato il Ministero di viale Trastevere. Questo stile sobrio lo ha sempre caratterizzato ed oggi è apprezzato da tutti. Quanto all’oggi va detto che molte cose sono cambiate nella scuola e nella società, ed anche, purtroppo molti ministri.

Tra tutti questi temi vi è quello che La riguarda principalmente in qualità di delegato dei Vescovi Siciliani per i problemi della scuola e dell’educazione: quello della scuola cattolica. Si sono fatti a suo giudizio passi avanti su questo terreno?

Non esiste un problema scuola cattolica o scuola laica. Proprio negli anni di cui abbiamo parlato furono attuate due importanti riforme: quella sull’autonomia scolastica del 1997 e quella sulla parità del 2000, che avrebbero dovuto fare chiarezza, anche terminologica, su tutta la questione. Oggi dobbiamo ancora fare i conti con la difficoltà ad attuare questi principi e queste riforme, magari con falso alibi (tutti sanno che la scuola non statale consente risparmi significativi, rispetto a quella statale) della mancanza di fondi sufficienti.

E in Sicilia?

Vi è la necessità che anche in Sicilia sia data attuazione piena alla legislazione sulla parità scolastica e sulla libertà educativa, ribadendo il principio che la presenza della scuola paritaria cattolica è un interesse di tutta la società civile per il valore del pluralismo che garantisce e per il risparmio dei costi che consente anche allo Stato. Ma il Governo regionale, anche qui sotto il ricatto della mancanza di fondi, fa orecchie da mercante senza riuscire ad impedire che ogni anno chiudano soprattutto le scuole per l’infanzia, quelle su cui è maggiormente carente lo Stato.

Ma la situazione è veramente così grave?

Cito solo pochi dati. Nel solo anno scolastico scorso sono state chiuse 50 scuole dell’infanzia (cioè il 10%) e 18 delle primarie (cioè il 14%). Il motivo è da ricercarsi principalmente: nella contrazione dei capitoli di spesa del bilancio regionale, fino al loro azzeramento per gli EE.FF: 2016 e 2017; nell’abolizione del beneficio del Buono scuola per le famiglie siciliane, nei ritardi nella erogazione dei contributi regionali a causa di lungaggini burocratiche spesso ingiustificate e incomprensibili.

E allora cosa direbbe oggi a Mattarella?

Di far bene il Capo dello Stato, mettendo a frutto tutta la sua lunga esperienza in campo scolastico per fare in modo che in Italia autonomia e parità scolastica siano parole concrete e non auspici buoni per i convegni degli addetti ai lavori.