Potrebbe esserci una nuova talpa negli ambienti giudiziari palermitani. Una talpa in grado di legge le mail interne della procura e che, in qualche modo, farebbe giungere le notizie che i magistrati si scambiano con questo mezzo fino ai detenuti.

Più ancora delle minacce che Totò Riina avrebbe rivolto indirettamente a Di Matteo e soci, intercettate in vari giorni e varie occasioni durante le conversazioni fra il boss della mafia e quello della Sacra corona unita Alberto Lorusso, a preoccupare sarebbe questa ipotesi abbastanza concreta.

La preoccupazione nasce proprio dalla valutazione di una di queste intercettazioni. E’ Lorusso in particolare ad essere “molto informato” e ad informare a sua volta Riina con il quale solidarizza.

L’intercettazione è del 14 novembre e, rivolgendosi proprio a Riina, dice qualcosa che non è mai stato pubblicato o reso noto: “Hanno detto – racconta Lorusso – che alla prossima udienza (il 21 novembre seguente, ndr) ci saranno in aula tutti i pubblici ministeri”.

In realtà questa ipotesi circolava in procura. Erano stati i magistrati del pool antimafia a scriversi fra loro alcune email per valutare di presenziare tutti per portare la propria solidarietà a Di Matteo ed agli altri colleghi impegnati nel processo Stato-mafia.

Il momento è difficile proprio perché sono state rese note le prime intercettazioni e le minacce a Di Matteo sembrano concrete, per questo tutti vogliono andare e Lorusso ne è informato.

L’ipotesi verrà poi scartata per non creare eccessivo clamore e sarà soltanto il capo della Procura di Palermo, Francesco Messineo a portare la solidarietà dell’intero ufficio nell’aula bunker.

Sulla vicenda gli inquirenti stanno facendo approfondimenti per comprendere come la notizia possa essere giunta, in particolare  a Lorusso. Prima di aprire una inchiesta formale su una presunta talpa gli accertamenti serviranno a comprendere se delle email possa essere stato informato un avvocato che, magari inconsapevolmente, possa aver fatto trapelare la notizie o se si sia trattato di una vera e propria fuga di notizie “organizzata”.

La seconda ipotesi è, naturalmente, quella che preoccupa di più perché in questo caso bisognerebbe valutare quali altre notizie riservate possano essere state oggetto di comunicazione all’esterno.

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