“La prossima settimana chiederemo un incontro con tutti i capigruppo all’Ars e con i presidenti della Commissioni Parlamentari per avviare una discussione generale sull’emergenza Sicilia. La Cisl ha proposte da portare e speriamo di essere ascoltati in un vero spirito di servizio e di collaborazione”.

E’ questo il modo in cui si tenta di affrontare il silenzio della politica. Ha concluso così, Maurizio Bernava la grande manifestazione di Palermo, unica piazza siciliana delle 100 scelte per il giorno del lavoro, il “job day” del sindacato di centro. La manifestazione era di caratura nazionale ma in Sicilia ha assunto vari altri significati nei confronti del governo della Regione.

La manifestazione, dalla connotazione social attraverso l’hashtag #svegliatevi si è trasformata in un attacco al governo Crocetta “incapace di affrontare i veri nodi del lavoro, dell’economia, della crisi di liquidità, del contenimento intelligente della spesa”.

“Siamo stanchi di incontri inconcludenti, di politici sordi e di conferenze stampa del presidente infarcite di bugie che servono solo a tenere in piedi lui e il suo governo fatto di persone perbene ma che sono soltanto utilizzate per mantenere lo status quo. Crocetta tiene in vita se stesso e i suoi alleati che sono, poi, gli stessi di Lombardo”.

Ma Bernava non dimentica che la crisi è strutturale “Siamo in crisi già da 5-6 anni. eravamo in crisi con Lombardo, lo siamo con Crocetta ma lo saremo ancora con il prossimo presidente. E’ una cosa della quale dobbiamo prendere atto. in questo sistema che non regge più i metodi del passato ed il relativo carico di spesa, occorre responsabilità. noi siamo pronti ad assumerci la nostra parte di responsabilità con proposte anche impopolari ma serve una politica che ascolta, che collabora per dar vita ad una sessione straordinaria di governo dell’emergenza che ci porti fuori dal tunnel”.

Prima di queste conclusioni la grande manifestazione. 18 voci per l’articolo 18. “Sono Mara”. “Sono Tommaso”. “Sono Milena”, “Sono Rosanna”. Diciotto volti, diciotto testimonial. Diciotto storie di crisi vissuta sulla propria pelle. Sono i diciotto tra giovani e meno giovani, precari, senza lavoro, in cassa integrazione o in mobilità, che si sono alternati stamattina sul palco della manifestazione che la Cisl siciliana ha tenuto a piazza Indipendenza, a Palermo, davanti a Palazzo d’Orleans. Per raccontare in pochi flash la propria storia. “Personale ma che potrebbe essere quella di ciascuno di voi”, come ha esordito Rosanna, monoreddito con due figli, operatrice di quel mondo della formazione che tra qualche giorno tornerà per strada. “Spartacus e Prometeo sono state cure peggiori del male”, ha denunciato con un filo di voce, con riferimento ai progetti varati dal governo della Regione contro i quali s’è levata in questi mesi la protesta dei lavoratori.

“Solo un’azione unitaria forte, che sia davvero spina nei loro fianchi, può aiutarci”, ha concluso guardando Palazzo d’Orleans e passando il microfono a Milena, 40 anni, mamma di due bimbi, operatrice del settore dei call center che in Sicilia conta 40 mila addetti la metà dei quali concentrati nel Palermitano. Ma su molti di essi, ora pende la mannaia della fine del rapporto di lavoro. Così per i #262acasa della palermitana Accenture: #262acasa com’era scritto sullo sfondo bianco della t-shirt indossata da Mara. “Le aziende non possono considerarci numeri”, ha urlato con il microfono in mano. “Istituzioni, svegliatevi. Fatevi parte attiva e responsabile”.

A noi – ha detto Bernava – non interessa la politica. L’emergenza è il lavoro. Perché la crisi è ormai emergenza: un’emergenza che è anche etica, come ci ricordano i vescovi”. La recessione morde, è diventata rischio povertà per tanti. Eppure politica e governo regionali sono sordi. “La Regione è una palude”, ha tuonato il segretario. E quanto a Crocetta, “perde tempo appresso a persone inutili interessate solo a patti di gestione, e a potentati che hanno solo creato un debito che i siciliani pagheranno per anni”. Da qui la richiesta: “Fate un governo d’emergenza che faccia politiche d’emergenza. Che faccia fronte, con interventi straordinari, alle emergenze economica, sociale e amministrativa, che affossano la Sicilia”.

Sotto il piccolo palco montato su un camion, i colori verde e bianco delle bandiere Cisl che hanno sventolato per tutta la mattinata su una piazza rumorosa, per i fischietti, per il cri-cri riprodotto da piccole turbine in legno. Per i tamburi di latta suonati da edili e forestali. E per il fragoroso scampanellio di una vecchia sveglia che ha, praticamente, ritmato i tempi della manifestazione. Perché al trillo della sveglia, un cartello con su scritto “tutti giù” invitava la piazza a un flash mob di una decina di secondi “che abbiamo pensato – spiegano alla Cisl – per mostrare visibilmente la nostra intenzione di dare una scossa a politica e governo”.

Tra le altre testimonianze, ha commosso tutti Giovanni, pensionato ultraottantenne, che con voce tremolante ha ricordato la funzione di ammortizzatore sociale che le famiglie, di fatto, giocano. Non solo in Sicilia. “Dieci euro a un nipote di trent’anni che ne ha bisogno per vivere, sono una mortificazione per noi e i nostri nipoti”, ha sussurrato. Ha fatto sorridere tutti, invece, Tommaso, lavoratore delle costruzioni, che ha usato la cazzuola come metafora della crisi che affligge l’economia siciliana. E l’edilizia specialmente. “Alla cazzuola hanno suonato le campane a morto”, ha scandito con tono angosciato. “Mi sento voce che grida nel deserto”. Infine la chicca. L’eccellenza. O meglio l’ex eccellenza siciliana: la Fratelli Averna che da più di un secolo produce l’omonimo amaro. “Generando utili, un fatturato di 200 milioni ed esportando all’estero il 40% della produzione”, ha ricordato con orgoglio malcelato, Luigi, dipendente dell’azienda. Ebbene, ha lamentato, “qualche mese fa l’Averna è stata acquistata dalla Campari che ha già avviato le procedure per il licenziamento collettivo”. Come dire, un’eccellenza. Ma che rischia di tradursi nel suo simmetrico contrario.

Tutte parole urlate ad un palazzo vuoto, quello della Presidenza della Regione. Una sorta di grande muro di gomma sul quale si infrangono le richieste, gli allarmi, leparole, ma anche i fatti. Vuoto perché oggi è sabato. Vuoto perché non c’era Crocetta ne nessuno dei suoi, vuoto perché nessuno ascoltava ne, si teme, ascolterà. Vuoto perché mancano le idee, secondo il sindacato. Per Bernava era, forse, l’ultima manifestazione siciliana. Il 31 ottobre sarà chiamato a Roma a portare l’ “esperienza Sicilia” nella nuova segreteria della Furlan “Ma la posizione del sindacato in Sicilia non cambierà – assicura Bernava – a Roma si sente il bisogno di ‘importare’ l’esperienza maturata in Sicilia come contributo al sindacato a livello nazionale ed è incredibile che questa esperienza di disponibilità, invece, in Sicilia no venga recepita da chi governa”