La strada è un palcoscenico. Per alcuni artisti è “Il palcoscenico”. E non solo per chi è alle prime armi e va in cerca di un pubblico, ma anche per chi di carriera ne ha già fatta abbastanza. Perché il contatto diretto con chi sta facendo qualcos’altro, passa, cammina, e viene catturato dalla tua musica, è un’emozione incredibilmente diversa da tutto il resto.

Nell’edizione 2015 di Ursino Buskers, il Festival delle Arti di Strada, si è dato parecchio spazio alla musica di strada, con due aree dedicate (Piazzetta Gammazita e via San Calogero) e con più di una quindicina di artisti locali, nazionali e internazionali. Tra quest’ultimi gli spagnoli Carlos Ramírez e Isabel Martín con il progetto “Miko ke mandarin”. Tra musica polare e strumenti tradizionali per loro l’arte di strada e i viaggi sono i veri grandi maestri.

Nato nel 2008, Milo ke Mandarini (“Mele e Mandarini” in greco), è un progetto che nasce dall’interesse che due giovani musicisti di Toledo – Carlos Ramírez e Isabel Martín – nutrono per diverse sonorità tradizionali del Mediterraneo. È lo stesso interesse a spingerli, più volte, a viaggiare verso i paesi dell’Est del Mediterraneo, in Grecia, Bulgaria, Turchia, dove esplorano le musiche di queste culture e studiano con maestri riconosciuti a livello internazionale. Le loro performances musicali eseguite con grande sensibilità e rispetto anche se ri-arrangiate, in maniera sempre fresca e genuina, conservano allo stesso tempo l’identità e il tocco distintivo di quelle musiche. Nascono così sonorità minimaliste, profonde e pregne di significato.

La musica tradizionale iberica e i poemi sefarditi vengono fusi con melismi ottomani e ritmi balcanici accompagnati da semplici percussioni o raffinati tamburini. Inoltre nelle loro esibizioni introducono al pubblico diversi strumenti a corda quali baglama, yaylitanbur, hurdygurdy or ud, originari di Paesi come Creta ed Istanbul. Senza perdere di vista la tradizione modale si aprono alla creazione di nuove composizioni e performances ad improvvisazione riuscendo a conservare, allo stesso tempo, l’essenza della tradizione e delle radici antropologiche che apprezzano così tanto e a cui tutti noi apparteniamo. Negli ultimi anni hanno presentato il loro progetto musicale presso importanti folk festival tanto nella penisola iberica quanto all’estero.

La musica di strada è, ancora oggi, un mezzo per tramandare le tradizioni orali popolari? «La musica di strada è un mezzo perfetto per condividere e sviluppare la cultura popolare, avvicinandola a tutti i tipi di pubblico, indipendentemente dall’età e dalla provenienza. Il passante viene sorpreso, convertito in spettatore e invitato a partecipare da molto vicino all’atto musicale, con la possibilità che questo fluisca e si propaghi. È un atto che rende dinamica e stimola la vita nella comunità».

 

Come cambia il rapporto con il pubblico quando ci si esibisce per strada e quanto è importante per la vostra arte il contatto con le persone? «Noi abbiamo iniziato a suonare per le strade e dunque dobbiamo molto alla strada. Ci è servita in molte occasioni come luogo per metterci alla prova con il pubblico che si avvicina ed esprime la propria opinione o fa domande, e tutto ciò ci sprona a continuare con lo studio e il lavoro sui nostri progetti. In un teatro tutto è molto più solenne, molto stimolante per il silenzio ma più freddo come ambiente, d’altro canto. Sono due forme molto diverse. Dovunque facciamo musica continuiamo a gradire il fatto che, dopo una performance, la gente si avvicini».

Perché avete scelto di partecipare a Ursino buskers? «E perché no? Abbiamo ricevuto un invito con braccia aperte e incantati non abbiamo avuto dubbi sul partecipare. Sarà un piacere immenso condividere la strada con numerosi artisti di qualità. Siamo molto riconoscenti per questo. Per noi i viaggi sono sempre grandi maestri».

I musicisti di strada chiedono al proprio pubblico inconsapevole di fermarsi per qualche minuto e di prestare attenzione alla musica, trasformandosi in difensori di arte e bellezza, che provano a propagare tra il cemento e le buche delle nostre città, negli angoli delle vie centrali, nei tunnel dei metrò, lì dove possono e riescono a suonare. Se ci pensiamo un attimo dovremmo ringraziarli, perché senza di loro le nostre passeggiate cittadine avrebbero il solo rumore delle auto o della musica commerciale che esce dai negozi.