Giuseppe De Giulio, rifondatore, alla fine degli anni ’70, del partito repubblicano a Gela, è stato arrestato dalla polizia perché deve scontare una condanna definitiva a 4 anni e 4 mesi di carcere inflittagli dalla Corte d’Appello di Caltanissetta per usura ed estorsione, nell’ambito dell‘inchiesta antimafia denominata “Compendium”.

A De Giulio, oggi 75enne, è stata irrogata come pena accessoria l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. Ragioniere, ex dipendente dell’Eni ed ex consigliere provinciale del Pri, a Caltanissetta, De Giulio è ricordato come uno dei promotori dell’assalto al municipio di Gela, scatenato nel novembre dell’83 contro i provvedimenti (nazionali e locali) che ponevano un argine all’abusivismo edilizio.

Taluni imprenditori edili, operai e commercianti del settore, produttori di calcestruzzo, autotrasportatori, con camion e ruspe cinsero d’assedio la piazza, invasero la ripartizione urbanistica, al primo piano del palazzo di città, buttando per strada e bruciando tremila fascicoli in attesa di licenza edilizia in sanatoria.

Ci furono scontri con le forze dell’ordine. Tre poliziotti rimasero feriti. Il sindaco dell’epoca, Giacomo Ventura, fu sequestrato da centinaia di dimostranti e portato di peso in piazza Umberto, messo su un palco e costretto ad annunciare il ritiro delle proprie ordinanze con cui disponeva il sequestro dei cantieri abusivi e delle betoniere, dei mezzi meccanici, degli attrezzi utilizzati per costruire illegalmente.

Giuseppe De Giulio, più volte indagato per associazione mafiosa, da allora ha frequentato le aule dei tribunali per difendersi da svariate accuse: peculato, concussione, istigazione a delinquere, devastazione, saccheggio, sequestro di persona, associazione a delinquere, violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.