La verità stà sempre nel mezzo. In medio stat virtus recitavano i latini ma pare che la locuzione fosse alla base di una certa filosofia politica di matrice democristiana che determinava l’azione strategica di Andreotti e degli andreottiani che invece certamente sapevano orientare la propria azione con una efficace politica dello “stare nel mezzo”.

Il pretesto di questa riflessione però deriva dall’analisi dei fatti e delle polemiche connesse alla nomina,alla guida dell’orchestra sinfonica siciliana, dell’imprenditrice antiracket Valeria Grasso.

Crocetta non ha smentito se stesso, è vero, ha operato una scelta dettata da una singolare visione del concetto di competenza esclusivamente basato sul principio dell’onestà e della rettitudine morale (siamo stanchi si scrivere e leggere a sproposito la parola legalità). Si è urlato di massimo livello di incompetenza, di scelta sorda, assurda, rovinosa. Autorevoli commentatori ed ex amministratori tutti certamente in buona fede, quando non mossi da sentimenti ostili verso il Presidente della Regione siciliana, hanno protestato con veemenza contro la scelta incosciente dell’amministrazione regionale. – Non si può dare la direzione di una così autorevole ed importante organizzazione culturale a chi ha gestito soltanto una palestra e la patente di legalità non è sufficiente ad assicurare buona gestione e scelte affidabili capaci di garantire sviluppo e lavoro per l’organizzazione Orchestra Sinfonica Siciliana e per i suoi dipendenti.

Poi leggiamo e rileggiamo le cronache sui giornali e scopriamo che le precedenti e “super competenti” gestioni hanno portato l’organizzazione al dissesto, che neppure l’autovettura in dotazione si trova più, che l’organigramma della fondazione contiene più personale amministrativo che artistico e che questo personale, assunto probabilmente sulla base di scelte politico clientelari, non sa nemmeno che lavoro fare, essendo l’organico sovradimensionato ai bisogni.

E allora chi protesta oggi per la scelta scellerata di Crocetta non si ferma nemmeno a commentare lo stato dei conti ed i risultati delle gestioni che hanno portato la fondazione al commissariamento. Nessuno chiama in causa e chiede conto a chi ha guidato per anni quell’ente culturale, Ester Bonafede che fino a qualche giorno fa era saldamente seduta al tavolo di Giunta del governo prima di avere vissuto un lungo periodo alla guida proprio della fondazione orchestra sinfonica.

Del resto quell’esperienza deve essere stata così eccellente da garantire l’avanzamento di carriera della bella soprintendente fino a porla alla giuda dell’assessorato al Lavoro della Regione siciliana con risultati che non ci fermiamo anche qui a commentare.

E poi le polemiche legate alle prime nomine del neo soprintendente: gli incarichi gratuiti prima al fratello e poi al marito. Tutti a scandalizzarsi. Nessuno a pensare che forse la Grasso conosce i propri limiti meglio di quanto li possano inquadrare i super critici ex assessori regionali Franco Battiato e Gaetano Armao. Forse ha pensato di mettersi accanto persone di fiducia e più competenti di lei, soprattutto in una fase iniziale di analisi dello stato dell’arte della Sinfonica e di presa di coscienza delle opportunità di salvezza o di sviluppo della storica Orchestra Siciliana.

Certo chi scrive non conosce le competenze vere della Valeria Grasso ed è in disaccordo con Crocetta quando opera nomine e scelte sulla esclusiva base della “patente di legalità”. Com se questo concetto fosse elemento di divisione e non di unione civica e civile, così come dovrebbe essere.

Quindi in medio stat virtus. Lasciamo lavorare Valeria Grasso. Lasciamoci alle spalle polemiche sterili e preconcette. Stiamo a guardare cosa saprà fare per ripartire con una azione culturale speriamo capace di sviluppare reddito e lavoro. La Sicilia è alla frutta ma per l’Orchestra sinfonica potrebbe essere un nuovo inizio.