“La Regione siciliana è quella che ha la maggiore autonomia in settori strategici, ma minori entrate rispetto alle altre Regioni a Statuto speciale”. Parole del presidente della Commissione bicamerale per le questioni regionali, Gianpiero D’Alia, che – in un’intervista a ‘La Sicilia’ – illustra i dati del documento conclusivo redatto dalla commissione.

“A fronte di minori entrate – osserva – la Sicilia ha una maggiore dipendenza dallo Stato, dove settori come l’istruzione o la sanità sono in gran parte finanziati da quest’ultimo. Tutto questo perché lo Statuto siciliano è rimasto immutato. Rimaniamo ancorati al calcolo della compartecipazione previsto dalla ‘riforma Vanoni’ basato sul realmente riscosso e non in base all’obbligazione maturata nel territorio”; semplificando: “quello che non riscuoti non ti spetta. Un esempio classico – spiega – è l’Irpef dei dipendente statali che lavorano in Sicilia. Fino a quando le buste paga erano fatte a Palermo, i tributi finivano nelle casse della Regione siciliana; ora che si fanno a Latina si impinguano le casse della Regione Lazio”.

D’Alia è convinto, come hanno fatto già altre regioni, che è arrivato il momento di stabilire nuovi accordi con lo Stato, “concordando il criterio del maturato, indipendentemente da dove viene riscosso il tributo. Al momento non ci vengono riconosciute nemmeno le accise sui carburanti”.

Per l’ex ministro il governo politico nato con il Crocetta IV, insieme al presidente della Regione e al segretario regionale del Pd Fausto Raciti, va nella direzione di rafforzare il legame tra Roma e Palermo. Si è aperto un tavolo nazionale dove bisogna trovare il modo di fare rientrare la Sicilia nei conti dello Stato e fare partire le riforme strutturali che servono all’Isola”, conclude D’Alia.