“Abbiamo deciso, alla luce di una comune preoccupazione per il futuro della Sicilia, di dare seguito al mandato della scorsa direzione regionale proponendo nelle prossime ore al vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini e al presidente della Regione la squadra del Partito Democratico”. Lo dice Fausto Raciti, segretario regionale del Pd, alla fine del vertice informale di questa sera.

“Si tratta – prosegue Raciti – di un impegno unitario che coinvolge tutto il Pd a livello politico e istituzionale, così come unitarie saranno le rappresentanze a tutti i livelli di nostra competenza. C’è un partito determinato a segnare una fase nuova. Vogliamo inoltre discutere le nostre proposte e le nostre preoccupazioni anche con le altre forze della coalizione, raccogliendo le richieste degli alleati di questi giorni. E’ mia intenzione convocare a breve termine un tavolo di coalizione”.

Passa, dunque, la linea Raciti dopo un intero pomeriggio di dibattito conclusosi solo a porte chiuse intorno alle 21,30. La richiesta dei renziani di azzerare tutto si infrange quando il segretario li invita a ritirare i propri assessori come primo atto per giungere all’azzeramento. Dunque il partito proseguirà sulla linea tracciata dalla direzione a luglio proponendo al Presidente della Regione 4 nomi, due dei quali sarebbero conferme mentre altri due sarebbero nomi di nuovi assessori. A Crocetta la responsabilità di decidere, poi, se seguire gli impegni assunti davanti al partito a livello nazionale o disattenderli.

Ma se dentro il pd si arriva ad un compromesso da “pace armata” non tutto sembra pacifico per il Presidente della regione che quando ancora il documento ufficiale dei democratici era in fase di predisposizione faceva già partire la sua lunga nota.

“Ho grande rispetto per il dibattito dei partiti, a partire dal mio, sulla composizione del governo – scrive il Presidente della Regione – ma tale dibattito non può essere infinito e sopratutto non può ignorare il grande percorso di cambiamento avviato in Sicilia. In un ragionamento paradossale, il tentativo dei partiti di creare un’accelerazione al governo, rischia di bloccare l’azione riformatrice”.

Crocetta prosegue elencando le sue dieci condizioni irrinunciabili e rivendica, poi, quanto fatto in questi quasi due anni per dire un chiaro no ai cambiamenti che il partito si prepara a proporgli.

“Non mi sono candidato per le piccole mediazioni, mi fanno schifo – aggiunge – non mi interessano e deteriorano i rapporti persino con chi me le propone. Con me ci si confronta sui grandi processi di riforme. I partiti che sostengono il governo hanno il diritto di proporre gli assessori, il presidente ha il diritto di sceglierli. Solo che questo diritto non può essere trimestrale, i processi di governo necessitano di tempi medi e lunghi. Una Sicilia devastata dalla pratica decennale del malgoverno, del malaffare, sottogoverno, della recessione economica, dell’immobilismo burocratico, delle contraddizioni legislative inaudite, di spese arbitrarie, necessita una linea che non può inseguire i consensi ma punta alle trasformazioni che eliminano parassitismi e sacche privilegio. Ciò provoca dissensi parziali, abbastanza diffusi negli apparati, ma produce il consenso che, nell’attuale fase storica, vuol dire rigore, mettere a posto i conti, responsabilizzare la macchina burocratica, riformare il sistema e avviare un profondo processo di crescita economica, morale, civile. Questa per me si chiama rivoluzione, chi non lo condivide lo dica”.