E’ l’ora della responsabilità. Nonostante le polemiche non si plachino l’Ars ha deciso di procedere, sia pure a rilento, nell’analisi della manovrina nota come salva stipendi discutendo anche i 100 milioni aggiuntivi dell’emendamento Agnello.

Una giornata proficua, quella di oggi, per il governo che ha, dunque, portato a casa (grazie anche alla pressione della piazza) le prime norme.

Il primo provvedimento ad essere approvato è il così detto ‘salva-Pip‘, una sorta di sanatoria che farà rientrare nel bacino di Emergenza Palermo alcuni dei precari espulsi nei mesi scorsi. L’aula ha votato un emendamento di riscrittura presentato dal governo che modifica il tetto del reddito familiare pari a 20 mila euro, introdotto nell’ultima finanziaria regionale con una norma voluta dal M5s.

La soglia di 20 mila euro di reddito Isee familiare sale a 40 mila euro, mentre sono fatti salvi anche i lavoratori con reddito individuale personale inferiore a 20 mila euro. Prima dell’emendamento del governo, l’aula aveva bocciato una norma del M5s che lasciava cosi’ com’era la normativa.

L’esame della parte restante della manovrina, e non è poco, proseguirà domani a partire dalla 16. complessivamente la norma, adesso, vale 233 milioni. 130 servono per gli stipendi dei 36 mila dipendenti degli enti regionali, 80 per consentire ai Comuni di chiudere i bilanci, 20 per i Forestali, 3 per alcune norme accessorie.

Il clima è tale da poter affrontare anche la discussione sui 100 milioni aggiuntivi che il governo prevede di coprire con i risparmi della sanità attraverso uno stratagemma normativo che prevede proprio di spenderli solo dopo che saranno materialmente disponibili quindi da luglio, sempre sperando che il Commissario dello Stato faccia salvo questo “impegno”.