La prosa è fluente, lo stile affabulatorio, la trama avvincente, come tutte quelle dei suoi libri. Stavolta ancora più reale e, soprattutto, personale. Non un romanzo ma un’autobiografia, un diario di vita ma anche di viaggio, non solo del proprio percorrere una terra straniera, ma del cammino che molti altri intraprenderanno.

Un inno ad una città che cambia continuamente ma dove ognuno può sentirsi a casa propria: è ‘La mia Londra’, l’ultimo libro di Simonetta Agnello Hornby, pubblicato da Giunti Editore e che conclude la trilogia di cui fanno parte il racconto dell’infanzia, affidato alle pagine de ‘Il Filo d’olio’ (2011) e gli anni dell’adolescenza descritti in ‘via XX settembre’ (2013).

Una vita, quella dell’autrice, costantemente divisa a metà tra Londra, dove arriva appena diciassettenne nell’autunno del 1963 e Palermo, sua città natia. Occhi curiosi, che scrutano tutto, amore incondizionato per le parole, le storie vere, la gente. Simonetta Agnello Hornby è più siciliana di quanto possa pensare chi non l’ha mai incontrata ma Londra nel suo cuore ha un posto privilegiato. Nessuna dicotomia, ma perfetta miscellanea. “Io mi sento come una torta a tre strati – dice di sé – uno fatto dalla Sicilia, l’altro dall’Italia, un terzo ancora dall’Inghilterra”.

La Sicilia e l’Inghilterra, due isole a confronto. Più simili o più diverse di quanto generalmente crediamo?

“Ne ‘La mia Londra’ ho voluto descrivere la mia seconda città, un posto che accoglie tutti, di una ricchezza umana straordinaria che non si vede ma che bisogna conoscere e che desideravo condividere con i miei lettori e i miei nipotini. Credevo che Sicilia e Inghilterra fossero due Paesi diversi, invece ci sono tante cose in comune. La paura del diverso, del lontano, di essere aggrediti. L’Inghilterra ha paura di essere vulnerabile perché lo è, come noi. Gli inglesi si sentono i migliori del mondo, anche noi siciliani. Ma sbagliamo, siamo come gli altri. E poi gli inglesi hanno il senso della famiglia e del clan, proprio come i siciliani”.

Qual è la scoperta più sorprendente che ha fatto nella sua ‘vita inglese’?

“Forse la grande generosità dei londinesi. È un popolo, quello londinese – diverso dagli inglesi – in cui ci si aiuta. L’inglese è generoso ma non tanto, il londinese è generosissimo, perché Londra è una città che è cresciuta di commercio, di gente che va e viene. Londra vive di stranieri, di emigranti, dell’incontro con chi arriva”.

Le sue pagine evidenziano il senso di integrazione ed accoglienza dei londinesi. L’integrazione è un tema caldo per l’Europa, soprattutto per la Sicilia. Secondo lei, noi siciliani siamo pronti a sperimentare l’integrazione, a renderla reale?

“L’integrazione c’è sempre stata, soprattutto in Sicilia. Noi siamo un popolo fatto da gente diversa. Adesso abbiamo un’emigrazione di massa drammatica, con gente che muore in mare, a cui siamo poco preparati. Non dimentichiamo mai che c’è chi ne approfitta: sono questi nuovi negrieri che a prezzo portano gente qua e la lasciano morire; ne approfittano i centri di accoglienza in tutta Europa che non danno l’accoglienza per come si dovrebbe; ne approfittano i datori di lavoro che danno lavoro illegalmente agli emigranti trattandoli male. È tutto un mondo sinistro. Io credo che l’Europa verrà arricchita dai migranti. Bisogna però accoglierli bene, e soprattutto dire a loro che se vogliono stare qui, devono imparare la nostra lingua, accettare i nostri costumi, integrarsi. Se non gli piacciono i nostri principi devono restare a casa loro”.

Cosa le piacerebbe pensassero i lettori che accompagnerà alla scoperta di Londra con il suo libro?

“Spero che amino Londra e che il mio libro gli serva ad avvicinarsi alla cultura e la lingua inglese, che è la lingua del futuro. Tutti nel mondo devono conoscere l’inglese, da quando la Cina, il nuovo grandissimo potere economico, ha adottato la lingua inglese. Dobbiamo studiare l’inglese, io lo parlo, anche se è una lingua dura che non mi piace. Londra permette di diventare londinesi presto, se lo si vuole. Ed io l’ho amato sin da subito anche per questo”.