“A Catania ci fu l’Exodus”. La metafora biblica è adoperata da Raffaele Lombardo per ricordare quella ‘trasmigrazione’ di suo ex fedelissimi in altri movimenti politici.

L’ex presidente della Regione, snocciolando gran parte della sua carriera politica, ne ha parlato nel corso del suo interrogatorio durante il processo che lo vede imputato a Catania per voto di scambio assieme al figlio Toti, oggi parlamentare regionale del Pds-Mpa.

Lombardo incalzato dai pm Lina Trovato e Rocco Liguori sulle ultime elezioni per il rinnovo dell’Ars ha parlato anche di quel fenomeno di cambio di partito che l’ex presidente della Regione ha definito in aula ‘un’apocalisse’, mentre a margine del dibattimento, conversando con i giornalisti, ha citato un altro libro del Vecchio Testamento.

Sembra Exodus – dice Lombardo – l’attraversamento del mare, un popolo intero che trasmigra in altri lidi, lascia l’Egitto e passa al di là del mar Rosso. Io credo che non compete a me andare a verificare di chi di tratta o di che cosa di tratta, non so se sono state tutte trasmigrazioni motivate idealmente”.

Parlando poi dei suoi stretti rapporti con Ernesto Privitera, altro imputato nel processo (assieme ad Angelo Marino e Giuseppe Giuffrida), l’ex governatore ha ricordato che “se voto di scambio non c’è stato a Catania, è proprio il rapporto tra me e Privitera” che Lombardo considera fra i suoi fedelissimi della prima ora.

“Nel periodo in cui viene collocato temporalmente questo ipotetico reato – chiarisce il politico di Grammichele – Privitera è un consigliere di quartiere, dal 2008 al 2013, quindi ha il bollo del partito per il quale vota e lui stesso dichiara, in conversazioni che vengono intercettate e che non sono fatte con me, che lui spontaneamente e autonomamente, parlando con un altro, si vanta del fatto che è stato lui a scegliere di votare Toti Lombardo e non altri”.

“Si dia il caso – aggiunge Lombardo – che ci siamo imbattuti in una delle persone, forse l’unica, che è stata con me dal 1970, da quando aveva 10 anni. Nel senso che fui sostenuto da suo padre, poi dall’80 in poi lui stesso ha votato per me, sempre, senza discontinuità alcuna, senza piccoli o grandi tradimenti”.

Al termine del dibattimento, il giudice Laura Benanti ha calendarizzato le prossime udienze giungendo fino alla data della sentenza, prevista entro il prossimo 23 luglio.